“Sono molto contento che l’artefice della scoperta sia Mars Express, che dopo tanti anni dal lancio (avvenuto nel 2003) continua a ripagare abbondantemente le speranze e le aspettative riposte, come anche l’investimento economico”, dice all’ANSA Enrico Flamini, presidente della International Research School of Planetary Science all’Università Chieti-Pescara. “Penso che il risultato ottenuto avrà effetti positivi anche sulla produzione di altre ricerche – commenta Flamini – alle quali mancavano finora prove solide come questa”.
Mars Express è tornata ad esaminare l’area nota come ‘Medusae Fossae’, già visitata 15 anni fa, che aveva fornito indizi di un possibile deposito sotterraneo di ghiaccio. Ora arriva la conferma: “Abbiamo esplorato nuovamente la zona utilizzando dati più recenti provenienti dal radar Marsis e abbiamo scoperto che i depositi sono ancora più spessi di quanto pensassimo, fino a 3,7 chilometri”, spiega Thomas Watters, che ha guidato lo studio. “La cosa interessante è che i segnali radar corrispondono a ciò che ci aspetteremmo di vedere dal ghiaccio stratificato – aggiunge Watters – e sono simili ai segnali che vediamo dalle calotte polari di Marte, che sappiamo essere molto ricche di ghiaccio”.
La scoperta non è esattamente una sorpresa: tracce di ghiacciai relativamente recenti vicino all’equatore, ad esempio, erano state individuate grazie ad uno studio guidato da Mars Institute e Seti (l’organizzazione scientifica dedicata alla ricerca della vita intelligente extraterrestre), presentato a marzo dello scorso anno. “Avevamo alcuni indizi provenienti da altre missioni”, dice Flamini. “L’area di Medusae Fossae è caratterizzata da letti di antichi fiumi e per anni ci siamo chiesti se l’acqua che scorreva qui un tempo fosse evaporata del tutto. La presenza dei depositi di ghiaccio ora individuati – prosegue il ricercatore – confermerebbe l’ipotesi che un tempo lì ci fosse un grande lago o un mare”.
Se si sciogliesse, il ghiaccio sepolto sotto Medusae Fossae coprirebbe l’intero pianeta con uno strato d’acqua profondo tra 1,5 e 2,7 metri, una quantità sufficiente a riempire il Mar Rosso. L’estensione e la posizione di questi depositi ghiacciati li rendono molto preziosi per la futura esplorazione di Marte. “Purtroppo questi depositi si trovano ad una certa profondità e quindi non sono facilmente accessibili – dice Enrico Flamini – ma potrebbero essercene altri più vicini alla superficie”.
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