(di Stefano Ambu)
Risse, alcol venduto ai minori,
spaccio. A Cagliari anche durante la festa di Capodanno un
giovane è finito in ospedale. Un fenomeno non nuovo fotografato
da una ricerca durata dodici anni e presentata ieri in un
seminario al T Hotel a Cagliari da Luca Pisano, psicologo,
psicoterapeuta e direttore dell’osservatorio cybercrime Sardegna
e master in Criminologia Ifos, intitolato “Il disagio giovanile
nella città di metropolitana di Cagliari, tra la crisi della
società contemporanea e l’influenza delle subculture digitali”.
Un lavoro che traccia mappe e abitudini degli adolescenti
cagliaritani. “Ma – spiega all’ANSA Pisano – situazioni simili
possono essere riscontrate anche in altre aree della Sardegna”.
Una cartina ben sintetizzata in una prtesentazioni con il
linguaggio dei giovani. Nel quadro generale definito “nennismo
gaggismo”, le tribù giovanili si distinguono in “ragazzi di
strada”, “finti disagiati”, “instagirl”, “gamer, skater,
manga-anime”. “Spesso si danno le colpe – spiega Pisano – alle
famiglie, ai docenti, alla pandemia. Ma non è questo invece
l’esito delle nostre ricerche: le subculture e i comportamenti
che spesso sfociano nella devianza emergono già prima della
pandemia. Mi chiedo che cosa si sia fatto in questi anni per
adolescenti e giovani. E mi chiedo se i candidati alle regionali
stanno pensando di inserire nei loro programmi dei capitoli
dedicati ai giovani”.
La mappa cagliaritana descrive quali sono le aree più
frequentate. E in qualche modo più a rischio: da piazza Yenne a
piazza Sant’Eulalia sino a piazza Giovanni XXIII. In
quest’ultima area allargata al Parco della musica, spiegano le
slide, prevale una “subcultura dei finti disagiati “stranieri”
(italiani) di seconda generazione. Altre zone: Poetto e piazza
Garibaldi.
Con le aree intorno ai fast food che diventano poli di
riferimento per ragazzini e ragazzi. Dove? In “nonluoghi”. Sono
quegli spazi – spiega lo studio – contrapposti ai luoghi
antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la
prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.
“Sono zone – spiega Pisano – ormai frequentate da soli giovani.
L’appello è ancora quello: coinvolgere cento-duecento genitori a
scendere in piazza, a parlare con i ragazzi nei luoghi che
frequentano”. Fenomeni locali, ma diretti e influenzati anche da
quello che succede nella rete. “Molto parte da lì – conclude
Pisano – da musica a violenza. Nessuno ferma questi cattivi
esempi”.
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