L’opera è ambientata nell’ufficio, adibito anche a sala da pranzo, di un piccolo appartamento francese. Il professore è in attesa di una nuova allieva, per impartirle delle lezioni. La governante si preoccupa della salute del professore e segue lo svolgimento delle lezioni. Mentre la lezione procede, carica di assurdo e di non-senso, nel professore va aumentando un senso di rabbia contro l’ignoranza dell’allieva che diventa sempre più silenziosa e mite. Anche la sua salute comincia a deteriorarsi, iniziando con un dolore ai denti, che diventa poi diffuso a tutto il corpo. Al culmine della pièce, l’allieva viene accoltellata e uccisa dal professore. L’opera si chiude tornando al punto di partenza, con la governante che saluta una nuova alunna. “Lo stesso lonesco definì la sua Leçon – continua Calenda – un ‘dramma comico’, dove paradossi e ripetizioni portano a una totale distorsione della verità. Lui, che prediligeva materie di studio come la matematica e la filologia (fondate sul caposaldo della precisione di procedimento), proprio dalla filologia e dall’amore per il Logos – la ricerca del significato autentico e originale – passa a mistificare il Verbo. A porlo invertito, contrario. La deformazione del linguaggio e delle psicologie dei personaggi, sono la più rarefatta metafora della sterilità degli individui; che si muovono come fantasmi grotteschi e, talvolta, sono colmi di umorismo malinconico. Il rovesciamento delle situazioni riflette senz’altro l’ipocrisia dei rapporti sociali e delle convenzioni all’interno della società. Infine, la circolarità dello spettacolo, che termina nello stesso modo in cui è iniziato, lascia intravedere l’impossibilità del cambiamento”. Lo spettacolo è una coproduzione Tradizione E Turismo – Centro Di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro, Teatro Stabile Del Friuli Venezia Giulia, Accademia Perduta Romagna Teatri e Fattore K.
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