E’ ripresa la protesta delle
aziende dell’indotto dello stabilimento ex Ilva di Taranto che
chiedono garanzie sul ristoro dei crediti maturati nei confronti
di Acciaierie d’Italia, pari a 120 milioni di euro.
L’associazione Aigi, a cui aderisce l’80% delle imprese con
alle dipendenze circa 4mila lavoratori, sta attuando il blocco
della fornitura di beni e servizi, garantendo solo la
manutenzione delle batterie degli altiforni “al fine di
garantire l’incolumità pubblica”, mentre gli autotrasportatori
aderenti a Casartigiani sono in assemblea permanente nell’area
della portineria C.
Le aziende temono di perdere i propri crediti in caso di
ricorso all’amministrazione straordinaria per l’ex Ilva, così
come accadde nel 2015. Aigi, che venerdì scorso è stata
protagonista di una iniziativa di mobilitazione, con corteo e
blocchi stradali, sottolinea che non c’è “nessuna garanzia sui
crediti esigibili dalle aziende dell’indotto, nessuna garanzia
sul futuro di una delle fette più consistenti della economia di
terra ionica”. E la “call con i ministri delle Imprese e del
Lavoro, Urso e Calderone (che si è tenuta sempre venerdì scorso,
ndr), non ha schiarito le nubi che incombono sulla testa delle
aziende dell’appalto ex Ilva”.
In particolare, rileva Aigi, il ministro “Urso ha risposto
picche alle pressanti richieste di Aigi in relazione al recupero
dei crediti ed ha invitato le aziende dell’indotto, al fine di
ottenere garanzie sul recupero dei crediti esigibili, ad
interloquire con l’amministratore delegato di Adi, Lucia
Morselli affinché il socio di maggioranza anticipi il ricorso
all’amministrazione straordinaria. Uno scaribarile”.
L’associazione non esclude “nuove e clamorose iniziative di
protesta”
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