Da ieri sera, quando sui media ucraini si è diffusa a macchia d’olio la notizia dell’imprevedibile parabola della donna che era stata il simbolo dei crimini russi commessi sui civili di Mariupol, fotografata ora a raccogliere firme per la candidatura del presidente russo, l’ondata di indignazione per “la traditrice” è diventata dirompente. “Dio mi perdoni: è un peccato che non l’abbiano uccisa”, scrive Natalia tra migliaia di commenti impubblicabili.
“Se pensavate di sapere tutto sulla bassezza e la smidollatezza umana – scrive l’agenzia ucraina Unian – allora vi sbagliavate profondamente. Marianna Vyshemirska, sopravvissuta al bombardamento russo di un ospedale ostetrico a Mariupol, ha firmato per Putin alle elezioni dicendo: ‘Per me questa scelta è ovvia, non vedo alcun motivo per cambiare. Nonostante le sanzioni e tutti i problemi, la Russia si sta sviluppando in modo dinamico. Protegge i suoi cittadini e lavora per rendere il domani migliore di ieri’”. E così da un’ucraina scampata al massacro e divenutane il simbolo arriva il più prezioso degli endorsement per il presidente russo.
Trasferita a Donetsk e poi a Mosca, raccontano media ucraini indignati come il Canale tv 24, “è stata nominata alla guida del Comitato per le iniziative sociali nella Fondazione Rodina (Patria ), vicina al Cremlino; realizza video di propaganda sul restauro di Mariupol e intervista i combattenti di Azov catturati”.
La giovane mamma, che allora era in attesa di partorire, il 9 marzo del 2022 era nel reparto di maternità n.3 colpito – secondo gli ucraini e i giornalisti di Ap presenti – da un bombardamento russo. Il fotoreporter ucraino di Ap, Yevhen Maloletka, immortalò una mamma evacuata in una barella insanguinata che non riuscì a sopravvivere, e per quella fotografia vinse il Premio Pulitzer: era l’immagine dell’orrore, il servizio fotografico che testimoniava come i russi avessero attaccato un ospedale in piena operatività e non un nosocomio chiuso e occupato da soldati ucraini, come sosteneva Mosca cercando di nascondere un evidente crimine di guerra. Lo stesso Maloletka fotografò anche Marianna, in fuga dall’ospedale sulle sue gambe: prima con il pigiama a pois e il pancione nel reparto, poi con la coperta attorno e il volto schizzato di sangue tra le macerie del giardino devastato.
La dolcezza della maternità in arrivo e la furia della battaglia, la speranza nel futuro e l’orrore del presente. Marianna divenne il simbolo del male piovuto da Mosca. Ma Marianna, che ha 30 anni ed è nata a Donetsk, quando riapparve dall’oblio raccontò ai giornali russi una storia tutta diversa: a Vassilissa Nikolaeva di Komsomolskaya Pravda disse, da Mosca, che l’ospedale era occupato “dagli Azov” che usavano le partorienti “come scudi umani”; e raccontò di esplosioni e “finestre fatte saltare dall’onda d’urto”, del panico e della “fuga precipitosa: tutti correvano, mi hanno spintonato, sono caduta sul vetro, mi sono tagliata la pancia e la testa… Sono stata una degli ultimi ad uscire, ho chiesto a quel fotografo di non filmarmi. Ha detto: nessun problema. Ma non ha smesso di girare”. Disse di essere stata poi intervistata da Ap dopo il parto, a Mariupol, prima di essere evacuata dai russi a Donetsk, e di avere “raccontato loro tutto, proprio come vi dico adesso. Hanno lasciato solo ciò di cui avevano bisogno, ma già a Donetsk mi arrivarono messaggi dall’Ucraina: ora ero il loro nemico”.
Prima della guerra, Marianna curava il suo blog da stellina locale del trucco e parrucco, 30mila iscritti a godersi i consigli sulla cosmesi. Ora ha cambiato genere: sui suoi canali social è tutta geopolitica e propaganda. “Il volto del dolore di Mariupol ora firma a sostegno di Putin”, scrive Unian ricordando il paradosso dei paradossi: in quei giorni dolenti in cui l’Ucraina e l’Occidente accusavano i russi dei crimini nella città martire del Mar Nero, Mosca replicava che fosse tutta una messa in scena. I russi sostenevano che quella ragazza, proprio Marianna con il volto insanguinato che ancora non conoscevano, fosse “un’attrice” come tutte le altre puerpere e partorienti, “messe lì in scena” come comparse per un servizio di pura propaganda contro il Cremlino.
Ora la musica è proprio cambiata: “Una stronza, come la maggior parte degli abitanti della regione di Donetsk”, la insulta Andriy sui social tra migliaia di ucraini inviperiti con lei in un Paese dilaniato da due anni di invasione e da dieci anni di conflitto, nel suo est ribelle, per mano russa. E Marianna la Madonna di Mariupol è diventata “traditrice della Patria” del sito Myrotvorets (la colonna infame ucraina con gli obiettivi politici di Kiev, tollerata dalle istituzioni, in cui si mettono alla berlina gli invisi: c’è anche Andy Rocchelli, il fotografo italiano ucciso nel Donbass): Marianna è “complice dei criminali di guerra russi – dice la sua scheda – partecipa a operazioni speciali di informazione della Russia aggressore e terrorista contro l’Ucraina e le forze armate ucraine. Partecipa agli interrogatori dei prigionieri di guerra ucraini. Ripetuto attraversamento illegale e cosciente del confine di stato dell’Ucraina (intendono l’ingresso nei territori occupati, ndr.). Modella, blogger”.
La propaganda gioca alla fune, e tira forte dalla propria parte a prescindere da tutto. Marianna vittima, Marianna traditrice; Marianna comparsa, Marianna testimone. Ma quelle foto e quel dolore – le ragazze con il pancione insanguinato, le macerie di un ospedale – sono un racconto incancellabile dell’orrore di un’invasione.
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