“Padovani era un maniaco del
controllo, un controllo costante, asfissiante. Alessandra doveva
accettare di essere un burattino, un pupazzetto nelle sue mani,
una ‘res’, quello doveva diventare Alessandra perché Padovani
fosse soddisfatto. E se Padovani non è soddisfatto non è che va
via, che va su altri lidi, Padovani la ammazza”. E’ uno dei
passaggi dell’arringa del difensore di parte civile, Antonio
Petroncini, nell’ambito del processo, davanti alla Corte
d’Assise di Bologna, che vede accusato l’ex calciatore Giovanni
Padovani per l’omicidio dell’ex fidanzata, Alessandra Matteuzzi,
uccisa il 23 agosto del 2022 a colpi di calci, pugni, martellate
e colpi di panchina. La scorsa udienza la Procura aveva chiesto
l’ergastolo per Padovani, con le aggravanti dello stalking, del
vincolo del legame affettivo, dei motivi abietti e della
premeditazione. Nella prossima udienza, fissata per il 12
febbraio, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per
emettere la sentenza.
In aula, sempre in rappresentanza delle parti civili, hanno
preso la parola anche i quattro centri antiviolenza (Casa Donna,
Sos Donna, Mondo Donna e Udi) di Bologna. “Questo terribile
femminicidio ha determinato un arretramento culturale rispetto a
quanto è stato fatto da noi fino ad ora”, ha sottolineato
Francesca Chiaravalloti, legale di Sos Donna.
Infine è toccato alla difesa di Giovanni Padovani, con
l’avvocato Gabriele Bordoni, che ha ricordato “la tempesta
emotiva, un concetto espresso male ma non del tutto sbagliato”.
La citazione di Bordoni, per mettere in discussione l’aggravante
dei motivi futili e abietti, è al riferimento nella sentenza,
poi ribaltata nell’appello-bis e in Cassazione, che dimezzò da
30 anni a 16 anni la pena per Michele Castaldo, giudicato
colpevole di aver ucciso la ex, Olga Matei. A giustificare lo
sconto, in quel caso, contribuendo alla provvisoria concessione
delle attenuanti generiche, era stato il riferimento alla
“soverchiante tempesta emotiva e passionale” determinata dalla
gelosia, che contribuì, secondo i giudici, a mitigare la
responsabilità del femminicidio.
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