Regno Unito, medicine sempre più introvabili: “La colpa è anche della Brexit”
L’allarme è stato lanciato dalle autorità mediche perché, dopo la pandemia del Covid, sempre più britannici sono diventati scettici nei confronti dei vaccini, come testimoniano diversi dottori pubblici. Risultato: se il morbillo solo qualche anno fa era stato sradicato dal Paese grazie alla copertura vaccinale, ora invece è tornato a colpire in maniera prepotente, per quello che la settimana scorsa la sanità pubblica ha classificato come “un problema oramai a livello nazionale”. A farne le spese, come sempre in questi casi, soprattutto i bambini più fragili, che non possono vaccinarsi.
I dati sono inquietanti. Birmingham al momento sembra l’epicentro dell’insorgenza di morbillo, e numeri simili non si vedevano dagli anni Novanta. Da ottobre, ci sono stati 216 casi di morbillo e altri 103 sospetti nelle West Midlands, la regione della seconda città più grande del Regno, che ne ”vanta” addirittura l’80%. La crescita dei casi, secondo il Sunday Times, sembra particolarmente acuta nelle comunità musulmane e di origine somala, che temono un legame tra vaccino contro il morbillo e autismo.
Ma Birmingham è solo la punta dell’iceberg. Anche a Londra ci sono zone, anche opulenti e posh, dove i livelli di immunizzazione non superano il 60%. Secondo le autorità locali, ciò potrebbe presto causare nella capitale un boom di 160mila casi. Sostiene la sanità pubblica britannica che i casi in Inghilterra e Galles sono raddoppiati nel 2023: 1603, contro i 735 dell’anno precedente. In Inghilterra solo l’84,5% dei piccoli di 5 anni ha ricevuto il vaccino, il livello più basso dal 2011 (e a Birmingham siamo al 75%). Ora, 3,4 milioni di bambini britannici sono senza alcuna protezione contro il morbillo. Le autorità sanitarie stanno scrivendo in fretta e furia a tutti i genitori di figli tra 6 e 11 anni non vaccinati affinché li facciano immunizzare al più presto.
“Oramai diagnostichiamo sei, sette casi di morbillo al giorno, mentre negli anni scorsi ne avevamo al massimo uno all’anno”, spiega al settimanale Chris Bird, medico della sanità pubblica britannica a Birmingham che nel 2012 ha lavorato anche per Medici Senza Frontiere nella Repubblica Democratica del Congo, dove il morbillo era molto esteso. In Gran Bretagna invece fino a qualche tempo fa era un problema inesistente: “Purtroppo adesso non più”, continua Bird, “abbiamo giovani dottori che non hanno mai visto il morbillo e dunque dobbiamo rieducarli. Alcuni di loro stanno davvero male”. Addirittura, fino allo scorso novembre, l’11% dei medici pubblici non aveva mai ricevuto il vaccino anti morbillo. Ora, dopo una campagna dei loro superiori, la quota è scesa al 4%.
Fino a 7 anni fa, continua Bird, il morbillo era stato praticamente eliminato dal Regno grazie ai vaccini. Ora non è più così. Ed è un guaio perché l’immunità di gregge è vulnerabile se i livelli di vaccinazione non sono altissimi, ossia non meno del 95%. Anche perché il morbillo è una malattia estremamente contagiosa: se inizialmente il Covid aveva un indice Rt di 2 o 3 (ossia una persona infetta poteva trasmetterlo a massimo 3 persone) quello del “measles” (come si chiama in inglese) è pari a 15-16.
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