Sull’importanza del Piano pone l’attenzione anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che indica come la sua gestione e implementazione restino “la priorità del Paese”, “un passaggio cruciale per innestare un sentiero di crescita”, in uno scenario mondiale complesso e in divenire. Molti fattori infatti “mettono a rischio” l’economia internazionale e quella italiana, avverte Giorgetti, definendo come “decisiva” la grande mole di finanziamenti europei, senza precedenti, messa a disposizione dell’Italia.
Tante le variabili di instabilità ricordate dal titolare di via XX settembre, intervenuto insieme con Fitto all’inaugurazione dell’anno di studi della Scuola di polizia economico-finanziaria: prima la pandemia, poi l’impennata dei prezzi dell’energia e delle materie prime, quindi l’inflazione, fino alle tensioni derivanti dal conflitto russo-ucraino, da quello israelo-palestinese e la crisi nel Mar Rosso. In un contesto simile il Piano nazionale di ripresa e resilienza diventa, ancora di più, un’occasione da non sprecare per sostenere l’economia italiana e parare i colpi che arrivano dai vari fronti di incertezza. Sono 102 i miliardi già incassati complessivamente con il pagamento della quarta rata, ovvero “oltre la metà delle risorse disponibili”, ricorda Fitto. Ma a tempistiche e qualità di spesa si sommano altre sfide: “Evitare che i risultati attesi siano compromessi da frodi e sprechi di risorse”, ha puntualizzato Giorgetti, sottolineando come “le risorse disponibili a debito innalzino il livello di responsabilità per il loro corretto utilizzo”. I segnali di instabilità emergono anche dai dati. A gennaio la stima flash della Commissione europea dell’indicatore di fiducia dei consumatori è rimasta sostanzialmente stabile nell’Ue: -0,2 punti percentuali rispetto a dicembre. Tuttavia è scesa di un punto percentuale nell’area dell’euro, portandosi così a -16,1. L’indicatore resta ben al di sotto della media di lungo periodo.
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