AGI – Un ‘business’ in crescita e, purtroppo, sempre più redditizio. A lanciare l’allarme sulla mega “truffa dei resi”, confermata dai dati del Natale, è la potente National Retail Federation, l’equivalente americana della nostra Confcommercio, che ha stimato in oltre 100 miliardi di dollari il giro di affari di chi compra online un prodotto nuovo (magari anche griffato) per poi restituirlo al produttore, accampando le scuse più diverse, “taroccato”.
La cosiddetta “truffa dei resi” online sta allargandosi a macchia d’olio Oltreoceano, tanto da spingere la NRF – con quasi 4 milioni di esercizi registrati la più grande associazione commerciale al mondo – a lanciare varie allerte e a mettersi anche in prima fila nella lotta contro i ‘crimini commerciali’.
Il meccanismo alla base dell’inganno è abbastanza semplice: si acquista un prodotto solitamente costoso, che sia un vestito, un accessorio di lusso o un oggetto di marca e, sfruttando la possibilità offerta dai principali rivenditori online di restituire gratuitamente l’acqusto con relativo rimborso, nell’imballaggio si mette tutt’altro: un’imitazione di scarsa qualità o, peggio ancora, una scatola piena di sassi o mattoni (nel caso di acquisti ‘pesanti’ come gli apparecchi televisi).
Ad agire così, avverte NRF, non è solo il crimine organizzato ma anche la clientela privata convinta di poterla far franca e, farsi qualche bel regalo, giocando sui tempi (tra la restituzione, il rimborso e la verifica del contenuto). Dati alla mano,, l’anno dei record per questo tipo di business truffaldino potrebbe essere proprio il 2024. Si prevede infatti che in questi giorni verrà restituito circa il 15% della merce acquistata durante le festività natalizie (per un giro di 148 miliardi di dollari) e che, di questi ritorni, circa il 17% sarà di natura fraudolenta.
Sui social Soups Rnjan fondatore di ‘Sardine’, società leader nella prevenzione e nella lotta ai retai finanziari attraverso l’ultilizzo di device con l’I.A., spiega come “le frodi sui resi sono incredibilmente difficili da individuare con i dati limitati di cui dispongono i siti online” di eCommerce: peraltro “non esiste un database di chi abusa della possibilità di restituire la merce“.
Gli esercenti che fanno e-commerce e i marketplace sono particolarmente vulnerabili alle frodi non hanno una presenza fisica in negozio e, “per guadagnare la fiducia dei loro clienti, devono per forza offrire generose condizioni di reso”. Quindi, per ottimizzare i tempi ed invogliare la clientela a comprare senza esitazioni, spesso il rimborso è emesso prima di verificare il contenuto delle scatole. In molti casi, addirittua, il reso scatta in automatico (con l’accredito sul conto corrente dell’acquirente-truffatore) nel momento in cui il corriere scansiona l’etichetta di spedizione.
Neanche a dirlo, se in tempi ‘normali’ è già difficile per un retailer controllare la merce prima di procedere allo storno della somma pagata, in questo periodo dell’anno diventa quasi impossibile: si prevede infatti che (come in passato) anche quest’anno milioni di americani daranno indietro o chiederanno di poter cambiare altrettanti regali (non graditi o difettosi).
Il problema è “enorme” sottolinea la NRF senza escludere, in futuro, un ritorno all’epoca pre-digital del negozio. Con l’obbligo di effettuare la restituzione solo recandovisi fisicamente.
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