Tra questi elementi dubbi rilevati dal Gur c’è il numero estremamente esiguo di corpi che risultano essere stati consegnati all’obitorio locale di Belgorod: cinque cadaveri a fronte di una tragedia che, secondo la versione di Mosca, avrebbe riguardato 65 prigionieri ucraini, tre accompagnatori e sei membri dell’equipaggio. Nessuno, sempre secondo i russi, sarebbe sopravvissuto.
Lo schianto è stato ripreso da alcuni video girati da telefonini di civili in zona: si è levata una lingua di fuoco tra la neve nel punto in cui l’aereo è precipitato. Comprensibile dunque che molti corpi siano dilaniati e ridotti a resti, ma se fosse vera la versione del Gur lascerebbe comunque inevasi molti dubbi.
Sempre secondo i servizi ucraini, ai soccorritori russi non è stato permesso di ispezionare il luogo del relitto. L’intelligence militare di Kiev sostiene che stia raccogliendo il materiale per consegnarlo all’indagine internazionale chiesta ieri sera dal presidente Volodymyr Zelensky nel suo discorso serale. Una richiesta a cui la Russia ha reagito in realtà polemicamente, di fatto negandola: “Se intende un’indagine internazionale sulle azioni criminali del regime di Kiev, è assolutamente necessaria”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov.
Sul posto, gli investigatori russi hanno fatto sapere di avere recuperato le due scatole nere del velivolo. E dicono di avere trovato reperti di missili con cui il volo sarebbe stato abbattuto. Le teorie sull’abbattimento sono un esempio perfetto della nuvola di fumo sollevata da entrambe le parti su una tragedia tanto misteriosa quanto difficile per Kiev, che secondo la ricostruzione data ieri da Servizi e Difesa potrebbe essere stata indotta a uccidere i suoi stessi soldati prigionieri da una trappola letale tesa dai russi.
Secondo il generale Andrej Kartapolov, presidente del Comitato sicurezza della Duma russa, l’aereo sarebbe stato abbattuto da missili americani Patriot o dai tedeschi Iris-T. L’esperto militare ucraino Roman Svitan ha detto a Ukrinform che sarebbe stato abbattuto da un S-300 russo lanciato verso Kharkiv. France Info citando una fonte militare francese suggerisce sia stato abbattuto da una batteria del sistema di difesa aerea Patriot in dotazione agli ucraini. I siti di intelligence sono una fioritura di teorie che comprendono anche chi sostiene l’evidenza che l’IL-76 fosse appena decollato anziché in rotta di atterraggio. Lo scenario di guerra e l’impossibilità di verifiche indipendenti minaccia di seppellire la verità sotto cumuli di ricostruzioni fantasiose, se non decisamente di parte.
Il difensore civico per i diritti dell’Ucraina Dmytro Lubinets ha chiesto all’Onu e al Comitato internazionale della Croce Rossa di ispezionare il luogo dello schianto e si è lanciato egli stesso in una di queste ricostruzioni, tanto plausibili quanto indimostrabili: sottolinea come non si sia visto alcun segno che ci fosse un numero così elevato di persone sull’aereo, “ucraini o meno. Secondo l’analisi delle foto e dei video che abbiamo visto, se ci fossero stati dei corpi lì… Se i russi avessero avuto foto o video che mostrano la presenza dei nostri prigionieri di guerra li avrebbero già diffusi”.
E mentre social e media russi e filorussi diffondono elenchi nominativi dei presunti prigionieri ucraini “confermati morti” nello schianto, Kiev non conferma proprio nulla. Nemmeno che i prigionieri fossero davvero a bordo di quel volo che in un primo momento la Difesa ucraina aveva identificato come un trasporto di missili S-300, obiettivo legittimo della contraerea ucraina.
Il giallo intorno al volo resta insomma al punto in cui era: non ci sono prove e ci sono tesi contrastanti su tutto, a partire dalle cause dello schianto fino all’identità e al numero delle vittime e ovviamente ai mandanti e agli esecutori dell’abbattimento. Secondo i russi la responsabilità è di Kiev, che avrebbe abbattuto l’aereo e ucciso i suoi stessi soldati per dare la colpa al Cremlino, cioè la solita tesi della false flag che viene sempre tirata in ballo a ogni strage insopportabile.
Per gli ucraini, invece, la tesi resta quella di una trappola, tesa dai russi che non avrebbero segnalato loro – come si fa di solito e come hanno fatto sempre in passato – l’esigenza di mettere in sicurezza lo spazio aereo in quell’area di conflitto concordando la rotta del volo con a bordo i prigionieri ucraini, diretti allo scambio previsto ieri pomeriggio con altrettanti soldati prigionieri russi. Sempre ammesso e non concesso, per Kiev, che davvero a bordo ci fossero i prigionieri ucraini come sostiene Mosca.
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