La magistratura aveva chiesto un’indagine affidandola alla cardiologa Cristina Basso, dell’Università di Padova. La consulente aveva avuto l’incarico di verificare la presenza di eventuali “elementi patologici a carico dei vasi coronarici e/o del tessuto miocardico” tramite la verifica del sistema di conduzione cardiaco. Già dal primo esito dell’autopsia non erano state evidenziate anomalie.
Basso aveva avviato il secondo esame sul cuore il 28 novembre. Anche dalle testimonianze di colleghi e del datore di lavoro, Rizzotto non aveva manifestato problemi di salute e si sottoponeva ogni anno ai controlli medici previsti per chi guida mezzi pubblici, senza ricevere alcuna prescrizione.
Il quarantenne si era recato in ospedale a Mestre nel giugno scorso per motivi che, aveva ricordato il suo legale, “nulla hanno a che fare con problemi al cuore e – aveva rimarcato – negli anni precedenti, gli ingressi ospedalieri erano avvenuti per motivi di routine, o per controlli legati alla professione”.
Resta quindi confermato che la morte di Alberto Rizzotto è avvenuta per lo sfondamento del cranio, a causa dello schiacciamento del pullman, che si è sfracellato al suolo da un’altezza di oltre 10 metri causando, oltre alla sua, la morte di altre 20 persone e il ferimento di 15, tutti turisti stranieri che viaggiavano sul servizio navetta offerto da un campeggio di Marghera.
Mentre dunque sembra avviarsi all’esaurimento il filone relativo a un possibile infarto del guidatore del mezzo, la ricerca da parte della magistratura veneziana delle cause dell’incidente prosegue lungo gli altri due filoni, quello delle condizioni di sicurezza dell’infrastruttura e quello della sicurezza dell’autobus, un mezzo a motore elettrico costruito dalla cinese Yutong, acquistato dall’azienda di trasporti veneziana LaLinea e noleggiato dal campeggio per trasportare i propri ospiti a Venezia.
Il cavalcavia e il tratto di guardrail, assieme al “varco di servizio” in corrispondenza del quale è avvenuto lo sfondamento da parte del bus, sono oggetto della perizia affidata a Placido Migliorino, il funzionario del Mit che aveva svolto gli accertamenti sul Ponte Morandi di Genova. La richiesta verte sull’esistenza o meno di una “situazione di precarietà o di pericolo imminente” nelle strutture e nel punto della caduta, sullo “stato attuale delle barriere” del cavalcavia, se queste “rispondevano agli standard di sicurezza” e se la loro “installazione e geometria garantivano il contenimento” prescritto dalla legge. Su quel tratto erano iniziati da poco i lavori di ristrutturazione, che il Comune aveva approvato fin dal 2018.
Sempre Migliorino sta svolgendo esami sull’autobus, ancora custodito nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo di Mestre; dal mezzo è stata prelevata una parte di guardrail che la notte dell’incidente è rimasta conficcata nella carrozzeria ed è precipitata con tutto il resto. Pare invece difficoltoso l’esame delle immagini ritratte dalle telecamere interne del bus. Per la tragedia sono indagati tre funzionari del Comune di Venezia e l’amministratore delegato de LaLinea.
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