Il 2024 sarà l’anno in cui
“confermare i significativi risultati” raggiunti nella partita
per il miglioramento del sistema giustizia. Il sottosegretario
Andrea Delmastro arriva a Torino per l’inaugurazione dell’anno
giudiziario e rivendica i meriti dell’azione di governo in un
comparto che, afferma, “può diventare la forza motrice
dell’intero Paese”. Parole che gli avvocati e i magistrati
piemontesi, il cui pensiero è rivolto alla situazione del
distretto, accolgono però con freddezza e frecciatine.
Gli interventi delle toghe contengono riferimenti continui al
caso Ivrea, dove gli uffici della procura sono flagellati dalla
penuria di personale e dai carichi di lavoro. “Hanno ragione –
commenta il sottosegretario a fine cerimonia – ma la loro è una
fotografia impietosa dell’inefficienza dei governi precedenti”.
Delmastro, dal palco dell’aula magna del Palagiustizia
subalpino, ha inserito tra i buoni risultati dell’esecutivo
“l’abbattimento dell’arretrato e la riduzione del tempo di
definizione dei processi”. Una base di partenza da consolidare
con un maxi-piano di assunzioni. “Saremo il primo governo a
saturare le coperture”, assicura. Non solo dei giudici, ma anche
degli educatori nelle carceri.
La platea torinese, tutti i giorni alle prese con i capricci
del sistema telematico o con la mancanza di cancellieri,
assistenti e pure di giudici onorari di pace (solo 15 sui 139 in
organico), non si infiamma. Il procuratore reggente, Sabrina
Noce, dice che “le dichiarazioni di Delmastro sembrano un film”.
Lungo l’applauso del pubblico. Simona Grabbi, presidente
dell’ordine degli avvocati, usa toni più sfumati ma rintuzza il
sottosegretario sulla possibilità di colmare le ‘scoperture’
citando proprio una relazione del ministro Nordio.
L’impressione, comunque, è che non si voglia arrivare al muro
contro muro. Lo spiega spiega il presidente della Corte
d’appello, Edoardo Barelli Innocenti: “Se rivolgiamo delle
critiche ai governi di qualsiasi colore è solo per avere
migliori strumenti di lavoro”.
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