“Viviamo un tempo al di fuori di queste mura in cui di ottimismo mi è difficile parlare – ha ammesso -. C’è qualche cosa di già sentito, di già sofferto. Io ho delle amiche che mi dicono ‘in questo momento di recrudescenza dell’antisemitismo stai a casa’”. E poi la stessa domanda, che si faceva da bambina, quando era stata cacciata dalla scuola in quanto ebrea, “perché”? Oggi come ieri, un perché che torna. Fuori dalla Statale è andata in scena la protesta dei centri sociali e dei collettivi per dire “basta con l’olocausto sionista contro il popolo palestinese”. E nella lectio magistralis in cui ha dialogato con Enrico Mentana Liliana Segre ha parlato del conflitto scoppiato il 7 ottobre e dei tanti bambini vittime dell’odio degli adulti “che mi trovano come una nonna disperata”. “Io sono una donna di pace e mi ha fatto sempre soffrire l’odio tra le parti, la vendetta che non concepisco – ha spiegato -. La notte è la notte dei tempi, nell’indifferenza generale”. Sempre quella indifferenza contro cui lei si è battuta e ancora si batte, e che ha voluto scritta a caratteri cubitali all’ingresso del Memoriale della Shoah di Milano.
L’indifferenza che ha fatto sì che, anche se tanti le hanno chiesto scusa personalmente, nessuno lo abbia fatto in modo ufficiale. “Non ho visto e incontrato nella mia lunga vita uno che abbia detto ‘io ero uno di quelli che ti spingeva nel vagone a calci e pugni'”, ha raccontato. Ora il timore è che, come ha ripetuto tante volte la senatrice, quando non ci saranno più i testimoni, dell’orrore ci saranno solo poche righe sui libri di storia. “Stia tranquilla, senatrice Segre: gli storici sono da sempre i nemici più efficaci dell’Oblio – le ha ricordato nella sua laudatio Marco Cuzzi docente di Storia contemporanea alla Statale -. Noi storici, e quindi da oggi anche lei cara senatrice, non temiamo l’oblio”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA