L’orrore dell’attacco del 7 ottobre e la successiva guerra a Gaza sono oggi ciò su cui più è focalizzata l’attenzione del mondo…
«L’atroce attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele ci ha sconvolti tutti. È necessario che ci sia giustizia per le vittime di quei crimini e gli ostaggi siano riportati a casa al più presto. Ma pace e la sicurezza durature non si garantiscono esercitando rabbia e infliggendo dolore su persone che non hanno responsabilità per i crimini commessi. L’azione militare israeliana ha già provocato la morte di migliaia di persone: nel 70 per cento donne e bambini. L’intera situazione della Striscia è precaria ed estremamente drammatica, non c’è acqua, cibo, la gente può ormai morire di fame: è urgente che nuovi aiuti umanitari entrino nella Striscia».
Cosa è più urgente?
«Serve un cessate il fuoco umanitario immediato. Insieme al rilascio incondizionato degli ostaggi. Naturalmente, a essere urgente è una soluzione di pace. Che sia tale per Israele e per i palestinesi. Per arrivarci, è necessario trovare una soluzione politica sulla base dei due Stati. Purtroppo non ci sono stati sforzi in tal senso per molto tempo ed è tutto estremamente complicato, ma trattative sono in corso proprio mentre parliamo».
Come giudica le misure decise dalla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia?
«Sono un avvocato, credo nello stato di diritto e dunque nel sistema giudiziario internazionale. Quella di Giustizia è la più Alta Corte del mondo, la rispetto molto. L’intero sistema delle Nazioni Unite è costruito sul ruolo del diritto internazionale e quel tribunale è cruciale per raggiungere risoluzioni pacifiche nelle dispute fra stati. È importante che Israele rispetti le misure cautelari. Tutti sul campo devono rispettare le leggi umanitarie e del diritto internazionale».
Dodici lavoratori dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, sono accusati di aver partecipato all’attacco del 7 ottobre. Numerosi paesi hanno già congelato i fondi. La fiducia in quell’istituzione è minata…
«Sono rimasto scioccato nell’apprendere quelle accuse estremamente gravi che coinvolgono alcuni lavoratori dell’Unrwa. Come già indicato dal Segretario generale, l’Organizzazione ha già messo in atto tutte le misure necessarie per indagare rapidamente sulla questione e garantire che qualsiasi membro dello staff Unrwa che risulti aver partecipato o anche solo favorito quanto accaduto il 7 ottobre – o comunque una qualsiasi altra attività criminale – sia immediatamente licenziato, denunciato e sottoposto a un procedimento penale. È importante però ricordare che l’Unrwa ha compiuto e sta ancora compiendo un importante lavoro umanitario sul terreno e dipendono da quell’aiuto 2 milioni di persone».
Le Nazioni Unite sembrano essere sempre più in difficoltà: è un’impasse che può essere superata?
«Speravamo di uscire dalla pandemia in un mondo più unito. Nonostante il multilateralismo sia forte, così come la cooperazione internazionale, fronteggiamo invece crescenti tensioni geopolitiche e una polarizzazione sempre più estrema. Eppure, l’unico modo per superare le grandi sfide del nostro tempo è la cooperazione internazionale. Non ci sono dubbi. Le Nazioni Unite sono state create con quello scopo e devono essere sostenuta da tutti, soprattutto dagli Stati membri che sono poi i responsabili del suo funzionamento».
Eppure sembra sempre più difficile accettare il concetto di neutralità. Si spara perfino sulla Croce Rossa, come abbiamo visto proprio a Gaza…
«Il grande problema della neutralità in contesti di guerra è che non c’è più rispetto per coloro che non prendono posizione. Tutti vogliono tirarti da un lato. Il nostro lavoro come Nazioni Unite, così come quello della Croce Rossa e di altre grandi istituzioni internazionali, consiste nel prendere le difese dei civili a prescindere di chi sono. Noi siamo amici degli israeliani e dei palestinesi alla stessa maniera. Ma in una situazione di guerra si vede sempre “l’altro” come nemico: così se si criticano le azioni di una parte per difendere i civili dell’altra, si diventa nemico. Come se i diritti umani non fossero più un valore. È un problema che riguarda ormai anche la società. Il mondo è polarizzato e le divisioni sono diventate una categoria mentale. Anche se nella realtà nulla è bianco e nero, tutto è ricco di sfumature. Proprio questo che andrebbe superato: dobbiamo occuparci dei grandi pericoli del nostro tempo. Come accennavo prima, i cambiamenti climatici, e altre crisi planetarie che stanno peggiorando. In tal senso spero davvero che la gente si svegli. Il mondo è complesso, ma non possiamo accettare che si riduca alla disumanizzazione costante dell’altro».
Perché i cambiamenti climatici rappresentano anche una questione di diritti umani?
«Ad agosto sono stato in Iraq. L’ho scelto appositamente, volevo esserci proprio quando era più caldo. Sono andato fino a Bassora, al confine col Kuwait dove avevo lavorato negli anni Novanta e ho trovato una temperatura ben oltre i 50 gradi. Ho parlato con gli abitanti che mi hanno detto che non resistevano più. E ho visto il deserto lì dove c’erano palme con datteri e acqua. Lo stesso accade anche in luoghi come la Somalia già piagata da estremismo e terrorismo, dove ormai le temperature sono così alte che stanno per diventare invivibili. È una situazione spaventosa che riguarda diverse regioni del mondo e si aggraverà sempre di più, creando distruzione e profughi climatici. E l’impatto peggiore e più immediato è sulle donne. Sono quelle che si occupano delle risorse, hanno meno per le loro famiglie e questo fa aumentare la violenza contro di loro. L’impatto sul fondamentale diritto alla vita è insomma enorme».
Già, le donne. I loro diritti sono sempre i primi ad essere sacrificati…
«In tal senso non si si deve mai smettere di rivendicare i diritti: la lotta per la parità non è finita in nessun lungo, nemmeno qui in Occidente. Bisogna superare misoginia, machismo, ineguaglianza di stipendi nei posti di lavoro, attitudini patriarcali mai superate che vediamo perfino nel mondo della tecnologia, dove a il pregiudizio di genere è forte, e perfino nell’industria farmaceutica dove gli studi clinici sui farmaci non tengono in adeguata considerazione i test sulle donne».
La questione della violenza di genere ci riporta al 7 ottobre: abbiamo notizia di stupri orribili sulle donne israeliane…
«Quando le prime informazioni su questi crimini orrendi sono emersi, ho scritto subito al governo Israeliano. Condannandoli e chiedendo di mandare un team di investigatori. Non mi hanno ancora risposto».
Qui in Italia è intervenuto in Senato, sollevando perplessità sull’accordo stretto dal governo italiano con l’Albania. Cosa la preoccupa?
«Trasferire in Albania lo svolgimento di procedure di asilo e di rimpatrio solleva importanti questioni relative ai diritti umani. C’è il rischio di detenzione arbitraria, di condizioni di vita precarie e anche di quanto possano essere adeguate le procedure per la richiesta di asilo, compresi lo screening e l’identificazione. Ho lunga esperienza di questo tipo di accordi e so che non funzionano. Fanno male alle persone che li subiscono e sono anche molto costosi. Ne stiamo discutendo con le istituzioni italiane, incontrando grande attenzione. L’Italia è una grande sostenitrice dei diritti umani e vi sono grato per questo».
Si è anche occupato degli episodi di razzismo nei confronti del calciatore Mike Maignan che ha lasciato il campo dopo gli insulti…
«La questione del razzismo nello sport non va sottovalutata. La gente deve comprendere che non è mai accettabile, bisogna denunciarlo sempre, in campo sportivo come nella società. È un problema che va superato: e in questo secolo».
Cosa può fare la gente comune per migliorare la situazione dei diritti umani?
«Innanzi tutto informarsi. È importante che tutti comprendano meglio cosa accade nel mondo e capiscano il valore delle istituzioni internazionali. Troppo spesso si sentono solo cose negative e non si parla abbastanza di ciò che si fa di concreto. Col risultato che troppo viene dato per scontato. La libertà e i diritti, invece, rischiano sempre di essere aggrediti. I miei colleghi rischiano ogni giorno per portare assistenza umanitaria, e monitorare le condizioni di diverse parti del mondo, il lavoro che facciamo è importante e deve avere valore per tutti».
Mai abbassare la guardia, dunque…
«Abbiamo molte elezioni quest’anno, alle urne 76 paesi, sono chiamate al voto 2 miliardi di persone, 400 milioni solo in Europa. È importante che la gente voti e partecipi. Seguendo con attenzione il dibattito politico e cosa viene discusso anche e soprattutto nella prospettiva dei diritti umani»
VIDEOCONFERENZA JUVENTUS VIGILIA BENFICA 28-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA NAPOLI-JUVENTUS 24-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA TEUN KOOPMEINERS E THIAGO MOTTA VIGILIA CLUB BRUGGE-JUVENTUS 20-01-2025 Rieccoci qua, ben ritrovate e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA JUVENTUS-MILAN 17-01-2025 SONO TORNATO! Almeno spero definitivamente! Ho trascorso un periodo davvero…
VIDEOCONFERENZA MOTTA E CAMBIASO VIGILIA LIPSIA-JUVENTUS 01-10-2024 Buon Martedì sera a tutte e tutti Voi,…
VIDEOCONFERENZA MOTTA POST GENOA-JUVENTUS 28-09-2024 + VIDEOCONFERENZA KOOPMEINERS POST GENOA Super mega saluto a tutte…