E la crisi diplomatica corre anche sui 1.340 chilometri di confine condiviso tra i due Paesi, dove la Finlandia ha osservato l’estate scorsa un aumento degli arrivi di migranti irregolari. Di fronte a questo afflusso, Helsinki ha accusato Mosca di utilizzare gli stranieri per lanciare un “attacco ibrido” al Paese, e ha ordinato la chiusura della frontiera orientale a novembre. “Siamo in una situazione in cui la Russia e soprattutto Vladimir Putin stanno usando gli esseri umani come arma”, ha detto Stubb giovedì durante il dibattito televisivo finale, sottolineando la necessità di “mettere al primo posto la sicurezza del Paese”. Secondo il suo principale rivale Haavisto, la Finlandia deve “inviare alla Russia un messaggio molto chiaro che questo non può andare avanti”. Dichiarazioni ben lontane da quando, nel periodo successivo alla Guerra Fredda, Helsinki mantenne buoni rapporti con Mosca. Ma anche da tempi più vicini, quando l’attuale presidente in carica Sauli Niinisto – che lascerà dopo due mandati di sei anni – si vantava dei suoi stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin, prima di diventare uno dei suoi critici più taglienti. Tutti i candidati presidenziali sostengono sia l’indipendenza della Finlandia che il suo nuovo ruolo come membro della Nato. E con posizioni simili, le elezioni si concentreranno maggiormente sulle personalità dei candidati, secondo Tuomas Forsberg, professore di politica estera all’Università di Tampere. “Si tratterà più dell’elezione di un individuo, della sua credibilità”, ha affermato. Pur condividendo opinioni politiche simili, Haavisto e Stubb rappresentano background diversi, ha osservato Forsberg. E nel secondo turno di votazioni tra i due, i dibattiti elettorali potrebbero essere decisivi.
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