Il cambio di paradigma in Africa sancito nel piano green e tech del Global Gateway è racchiuso nei numeri: gli investimenti per il Continente africano – buona parte a fondo perduto – valgono in tutto circa 150 miliardi di euro, la metà della risorse a disposizione. E si muove su due direttrici: stabilizzare il sud del mondo e contrastare l’influenza dei giganti Cina e Russia. Negli ultimi due anni, le intese su energia, digitale e trasporti si sono succedute una dopo l’altra, con un lungo elenco di progetti – autostrade, ponti, cavi elettrici, impianti eolici e solari, scuole, linee ferroviarie: in Senegal, Burundi, Congo, Kenya, Rwanda, Namibia, Angola, Benin, Costa d’Avorio, Zambia, Tanzania. L’obiettivo dichiarato è riconquistare l’influenza internazionale portando in Africa i “valori europei” e dando risposta a problemi geopolitici, dalla sicurezza energetica ed economica alle catene di approvvigionamento, dei partner emergenti.
Alla fine dello scorso anno Bruxelles, chiamando a raccolta nel Team Europe i Paesi membri e il settore privato, aveva impegnato nel complesso – anche per i partner in America Latina e Asia – già quasi 70 miliardi di euro per un piano che si protrarrà almeno fino al 2027, ben oltre le Europee, al termine del ciclo di vita del bilancio pluriennale dell’Ue. E che, nella visione di Ursula von der Leyen – impegnata poco prima di Natale nell’inaugurazione di una fabbrica BioNTech in Ruanda per la produzione su larga scala di vaccini mRNA – dovrà essere portato avanti con decisione per dimostrare al mondo che l’Ue non è “interessata solo a estrarre risorse” dall’Africa, ma a elevarne la crescita investendo in “competenze per i lavoratori locali”.
A dare sostegno alla strategia africana sull’asse Roma-Bruxelles ci sono poi le intese bilaterali sulla migrazione che l’Ue è da mesi impegnata a promuovere. Un nuovo memorandum con l’Egitto, sul modello dell’accordo siglato a luglio con il leader tunisino Kais Saied, è dato ormai in dirittura d’arrivo entro la fine di febbraio. E anche in questo caso l’intesa farà perno sulla migrazione puntando su energia e infrastrutture. Il Cairo – che a Roma è rappresentato dalla ministra della Cooperazione internazionale, Rania Al-Mashat – per l’Ue “può diventare non solo un fornitore affidabile di gas ma anche di energia rinnovabile”. Un dossier destinato a tenere banco nelle prossime settimane. E a finire sul tavolo del summit Italia-Africa.
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