Il tribunale di Roma ha condannato
l’Enel a risarcire i familiari di un ex operaio originario di
Gualdo Tadino morto nel giugno 2018 all’età di 72 anni a causa
di un mesotelioma pleurico derivante dall’esposizione
professionale all’amianto. Lo ha annunciato l’Osservatorio
nazionale amianto secondo cui aveva prestato servizio presso la
centrale di Gualdo Cattaneo per 33 anni, lavorando come
manutentore di officina meccanica e delle linee elettriche.
Per l’Osservatorio fino al 1990 l’uomo e gli altri operai
non disponevano di adeguate misure di protezione individuale né
era a conoscenza della presenza delle fibre nocive e del loro
impatto sulla salute.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio
nazionale amianto e legale della famiglia, ha attribuito
all’Enel anche la violazione degli obblighi relativi alla
sicurezza sul lavoro.
L’Enel è quindi intervenuta con una nota sottolineando che
il tribunale ha comunque ridotto la richiesta risarcitoria.
L’azienda ha quindi evidenziato di avere “sempre adottato le
misure di protezione e di salvaguardia inerenti la tutela delle
condizioni di lavoro nel rispetto della normativa nel tempo
vigente”. Enel precisa inoltre che “l’ex dipendente, dopo aver
lavorato quale elettricista presso aziende di impianti
elettrici, ha poi svolto l’attività come manutentore alla
centrale termoelettrica di Bastardo e, successivamente, presso
la sede di Gualdo Tadino con qualifica di operaio e manutentore
di linee elettriche”.
L’Azienda “si riserva ogni più approfondita valutazione a
valle del deposito delle motivazioni della sentenza, anche ai
fini di un possibile appello”.
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