“Mia madre è stata prima di tutto una madre, una donna libera, una grande testa”. Così Debora Ergas, stretta al fratello Ciro De Lollis, ricorda sua madre, l’attrice Sandra Milo, oggi alla camera ardente. “Sono una giornalista anche io e tante volte mi sono ritrovata dall’altra parte della barricata, come voi. Oggi sono di qua – dice commossa -. Ringrazio il sindaco Gualtieri che ha voluto rendere questo omaggio a mia madre che vive a Roma da sempre. È qui che ha trovato la sua fortuna, il suo successo, ma soprattutto l’amore del pubblico. Mia mamma ha sempre condiviso tutto: gioie, dolori, ascese, insuccessi, perché nella vita ci sono anche quelli. Ha pagato sempre in prima persona per i suoi errori. E non si è mai vantata delle sue conquiste. Il cinema – prosegue – a volte la ha osannata, a volte l’ha dimenticata, così come altri ambiti artistici, ma noi sappiamo che lei ha seminato solo amore, generosità. Se ne è andata da questo mondo senza neanche una casa di proprietà, perché ha sempre donato quello che ha guadagnato a chi ne aveva più bisogno. Perché è una donna che è stata sfollata durante la guerra, è cresciuta con una madre, una nonna, una sorella, ed è stata capo famiglia di se stessa e del resto della sua famiglia sin dall’età di 12 anni. Da allora fino all’altro ieri, ha sempre lavorato. Non si è mai fermata, ha cresciuto tre figli in assoluta solitudine. Questo – riflette – per noi è stato un esempio infinito di dignità, di indipendenza, di testa libera, perché mia madre ha sempre combattuto per le battaglie civili, per gli ultimi, contro la violenza alle donne negli anni ’60 quando nessuno ancora ne parlava, per il diritto al divorzio, per l’autodeterminazione delle donne, per il diritto alla carriera e agli stipendi uguali. Perfino per il fine vita si è battuta, perché ognuno avesse l’autodeterminazione di andarsene da questo mondo come e quando volesse. E per i diritti degli animali: mamma ha salvato due cani che ora sono a casa e tutto ieri hanno pianto”.
E ancora, commossa, racconta: “Mia madre è stata prima di tutto una madre, una donna libera, una grande testa, una donna di cultura che nonostante la guerra le abbia impedito di ottenere un titolo di studio, non ha mai passato un giorno della sua vita senza leggere. Fino a quando gli occhi lo glielo hanno permesso, cioè fino a pochi giorni fa, ogni mattina ha chiesto la sua copia cartacea del Corriere della Sera”. Stretta al fratello, “voglio ringraziare tutti i giornalisti che hanno detto cose molto carine su di lei, – dice – i programmi televisivi, la mia meravigliosa Rai e Alberto Matano che, lui solo, sapeva quanto lei stesse male ma ha tenuto la notizia per sé. Da oggi sei mio fratello”. “È stata una mamma sincera, vera, molto presente con noi. Una parte di me se n’è andata lassù con lei – aggiunge al suo fianco il fratello Ciro – Era bella, dolce apprensiva e con una pazienza fuori dal comune. Ha fatto qualsisia cosa per noi. Le ho stretto la mano fino all’ultimo”. Dopo i funerali di domani, Sandra Mille “riposerà al cimitero Verano”.
“Sandra Milo è stata un’amica e una cittadina di Roma e il sindaco Roberto Gualtieri ha voluto omaggiarla concedendo il suo luogo più prestigioso, la sala della Protomoteca”. A dirlo, l’assessore alla cultura di Roma Capitale Miguel Gotor in apertura della camera ardente. Della Milo, dice Gotor, “ricordiamo la grande umanità, la simpatia, l’ironia. Ma certamente stiamo ricordando una delle più grandi attrici italiane del secondo Novecento, che ha legato la sua vita e la sua esperienza professionale ai più grandi registi, che hanno fatto la storia del nostro cinema. A partire da Federico Fellini, facendo parte di quel capolavoro che è Otto e 1/2. Roma farà di tutto per ricordarla, perché la sua storia la sua biografia il suo passaggio qui sulla terra lo meritano”.
“Sandra Milo è luce, energia, intelligenza, ma soprattutto è una persona di casa: è la mamma della nostra Debora (Ergas) quindi una persona di famiglia. Per questo siamo doppiamente tristi, ma la ricordiamo con il sorriso e tutto il bello che ci lascia”. A dirlo, Alberto Matano, padrone di casa de La vita in diretta di Rai1 e vicedirettore intrattenimento daytime di viale Mazzini, uscendo dalla camera ardente allestita in Campidoglio per Sandra Milo.”Si – dice – sapevo che stava male, ma ho mantenuto il riserbo che la famiglia ha scelto, anche ottemperando a quello che Sandra desiderava. Chi era lei? Era vita pura, energia – prosegue – e anche fascino, sensualità. Quando ci veniva a trovare, fra noi era un continuo scambio di complimenti. Sembravamo due ragazzini. Ogni volta che la incontravo era come tornare a quando avevo 15 anni. Oggi sono felice di questa onda di affetto e omaggio che sta avendo. Era quello che meritava e sicuramente rimarrà per ciò che di bello ha regalato a tutti noi, al cinema, alla televisione, allo spettacolo e agli italiani”. Per il cinema, riflette Matano, è stata “una donna unica, perché ha saputo coniugare la sua fisicità, la sua voce, la sua risata. Accompagnate però da grande intelligenza e coraggio. In anni che non sono quelli di oggi, Sandra Milo ha fatto i conti con separazioni, l’affido di una figlia, flirt. È stata una donna coraggiosa, molto avanti rispetto ai tempi che ha vissuto. È stata vivace e molto discussa ma non si è mai tirata indietro. È sempre andata avanti anche quando è stata oggetto di scandali, copertine. E ha fatto tutto con grande coraggio”.
“Sandra Milo ha avuto una vita piena, ricca, intelligente e ha regalato tanto a tante persone – ha detto il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli -. Tutto il cinema del dopoguerra lei lo ha attraversato, caratterizzato, raccontato e noi siamo qui a renderle l’omaggio che merita. Una donna libera”. Quanto alle sue battaglie per i diritti, prosegue, Sandra Milo “ha avuto anche una sensibilità politica, culturale e civile”. Tra tanti i ricordi personali, prosegue, “oggi c’è soprattutto quello del David alla carriera due anni fa. Si discute sempre se si debba darlo a grandi intellettuali o figure del popolo. Lei era una donna intelligente e amata dal popolo. David più meritato di questo.. l’ha resa felice e il sorriso con cui lo ha ricevuto lo porteremo con noi”.
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