Nella casa di Giorgio Morandi, in
via Fondazza 36 a Bologna, nel ripostiglio adiacente al suo
studio si conservano ancora i modelli che a lui servirono per le
opere della stagione metafisica, circoscrivibile a una breve
parentesi tra l’estate 1918 e il tardo autunno del 1919.
Muovendo dai tre disegni metafisici appartenenti alla collezione
del Museo Morandi, dall’1 febbraio al 5 maggio Casa Morandi
ospita il focus espositivo ‘Morandi metafisico. Tre disegni. Una
storia’, a cura di Lorenza Selleri. L’approfondimento nasce con
l’intenzione di documentare la scoperta del mondo metafisico e i
suoi valori simbolici all’interno della lunga vicenda creativa
morandiana, accostando le opere a oggetti e un apparato
documentario di lettere, testi e fotografie. Ad oggi i dipinti
di Morandi catalogati sono poco più di 1400. Le opere del
pittore realizzate negli anni giovanili, tra il 1910 e il 1920,
sono quelle nate dallo studio, dalla sperimentazione e da una
ricerca costante finalizzata al raggiungimento di un proprio
autonomo linguaggio.
È il decennio in cui decollano alcune delle principali
avanguardie artistiche e i dipinti coevi di Morandi odorano di
Futurismo e di Cubismo. Pur essendo cronologicamente successivi
a quel solo anno in cui Morandi si avvicina alla Metafisica, i
tre disegni posseduti dal Museo Morandi possono a pieno titolo
appartenere a quel gusto. Questi rari e preziosi fogli tracciati
a inchiostro raffigurano rispettivamente due nature morte
metafisiche, di impianto analogo a quello dei dipinti che si
conservano alla Pinacoteca di Brera, e un vaso di fiori che
invece richiama il dipinto di collezione privata emblematico
della successiva stagione dei “Valori Plastici”.
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