Quanto all’Italia, il Fondo Monetario Internazionale lascia invariata la stima della crescita allo 0,7% nel 2024 mentre per il 2025 prevede un aumento a 1,1%. La notizia arriva nello stesso giorno in cui anche l’Istat ha certificato che nel 2023 il Pil dell’Italia, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,7% rispetto al 2022. Un valore superiore a quello dell’Eurozona. Nel quarto trimestre del 2023 il Pil dell’Italia, secondo la stima preliminare, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% in termini tendenziali. Mentre la variazione acquisita del Pil per il 2024 è pari a +0,1%. I dati del quarto trimestre 2023 riflettono una flessione del comparto primario e un aumento sia del settore industriale sia dei servizi. Dal lato della domanda, la componente nazionale misurata al lordo delle scorte è in diminuzione mentre si stima un aumento della componente estera netta.
Pur nel contesto di una chiara tendenza alla deflazione su scala globale, che diminuisce i rischi di un ‘atterraggio duro’ e di recessione, l’FMI invita a evitare dichiarazioni di “vittoria prematura” nel contrasto all’inflazione. I tassi di interesse, stima l’Fmi, rimarranno ai livelli attuali per la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra fino alla seconda metà del 2024, diminuendo gradualmente man mano che l’inflazione si avvicina agli obiettivi. Il documento prevede inoltre che la Banca del Giappone manterrà un atteggiamento accomodante.
L’inflazione sta scendendo più rapidamente del previsto nella maggior parte delle aree globali mentre è in atto una politica monetaria restrittiva dell’offerta. Si prevede che l’inflazione complessiva globale dovrebbe scendere al 5,8% nel 2024 e al 4,4% nel 2025, con le previsioni per il 2025 riviste al ribasso.
Sulle tendenze delle economie mondiali, tuttavia, si affacciano nuovi rischi all’orizzonte: il conflitto a Gaza e in Israele potrebbe intensificare ulteriormente la tensione in Medio Oriente, che produce circa il 35% delle esportazioni mondiali di petrolio e il 14% di quelle di gas. Gli attacchi continui nel Mar Rosso e la guerra in corso in Ucraina rischiano di generare nuovi shock avversi dal lato dell’offerta alla ripresa globale, con picchi nei prezzi di cibo, energia e trasporti.
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