«Sulla base del rapporto annuale della Commissione sull’attuazione del pacchetto di aiuti per l’Ucraina – si legge nel documento finale del vertice straordinario -, il Consiglio Europeo terrà un dibattito annuale sull’attuazione stessa con l’obiettivo di dare una guida. Se necessario, fra due anni il Consiglio Europeo inviterà la Commissione a presentare una proposta di revisione nel contesto della revisione del bilancio comunitario». Quindi la richiesta di Budapest di prevedere un nuovo voto ogni anno è stata respinta. E l’unica concessione riguarda i fondi destinati all’Ungheria ma congelati. Si tratta però di una apertura minima: «Le misure previste dal meccanismo dovranno essere proporzionate all’impatto delle violazioni dello Stato di diritto» con «un equo trattamento».
Per arrivare a questa soluzione, raggiunta già ieri mattina, è intervenuta la mediazione di Macron, Scholz e Meloni. La presidente del consiglio è stata coinvolta per il noto rapporto di amicizia con il capo del governo magiaro. Ma la situazione si è sbloccata quando Orbán ha capito che la reazione europea sarebbe stata violentissima in caso di nuovo veto dopo quello di dicembre scorso. Durante il Consiglio europeo, infatti, i riferimenti alla possibilità di un boicottaggio economico dei Paesi Ue – soprattutto in relazione al finanziamento del debito pubblico ungherese – e al ricorso all’articolo 7 del Trattato Ue che prevede la sostanziale espulsione, sono stati ripetuti.
Del resto che questo passaggio fosse vitale era ormai chiaro. Una paralisi avrebbe davvero gettato l’Unione in una condizione esplosiva e avrebbe dato a Putin un enorme vantaggio competitivo. Non è un caso che il primo messaggio di felicitazioni ricevuto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel sia arrivato dal presidente americano, Joe Biden. Per gli Usa, che hanno difficoltà a finanziare i nuovi aiuti a Kiev, è fondamentale sapere che l’Europa non demorde.
Secondo il presidente ucraino Zelensky, allora, il pacchetto «è un chiaro segnale che l’Ucraina resisterà e che l’Europa resisterà. È anche molto importante che questa decisione sia stata presa all’unanimità da tutti voi». Come ha detto lo stesso Michel, questo voto «invia un messaggio ai nostri cittadini: non ci facciamo intimidire dalla Russia. Ed è anche un messaggio agli Usa e agli altri partner nel mondo che sostengono l’integrità territoriale di Kiev». Una linea condivisa dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: «Oggi è un giorno speciale. Sappiamo tutti che l’Ucraina sta combattendo per noi».
Giorgia Meloni rivendica un ruolo di mediazione. Indubbiamente la sua amicizia “sovranista” con Orbán è stata utile in questa circostanza. «Con il primo ministro ungherese – ha raccontato al termine del summit – chiaramente io ho lavorato cercando di portare a un punto che ci consentisse di non dividere l’Europa in un momento come questo». A suo giudizio, «se non ci fosse stata capacità di dialogo noi oggi non avremmo una soluzione sul bilancio, non avremmo risorse per sostenere l’Ucraina, non avremmo risorse per combattere la migrazione, non avremmo risorse per sostenere la competitività». In effetti nel nuovo bilancio non ci sono solo le risorse per l’Ucraina ma anche soldi contro l’immigrazione clandestina. Anche se si tratta di un budget che è andato via via riducendosi e ora ammonta a 8 miliardi in quattro anni per tutti i Paesi e non solo per l’Italia. «La Russia – ha chiosato il presidente francese Macron – non può contare sulla stanchezza degli europei».