Ma la ragazza, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, sottolinea anche di essere stata sottoposta a quello che definisce un vero e proprio “linciaggio” attraverso i social e la stampa. “Sulla mia vicenda – dice – sono state scritte cose non vere. Hanno cercato di infangarmi, di farmi passare per una ragazza facile che se le è andata a cercare. Non posso uscire da casa perché vengo insultata per strada. La gente non si rende conto che non si tratta di una telenovela ma della vita di una persona che viene distrutta”.
Dopo essere stata ospitata per qualche tempo in una comunità protetta lontano da Palermo, la giovane è tornata a vivere con la sua famiglia. Non ha esitato a mostrarsi anche in tv e sui social, per denunciare gli autori di quella violenza di gruppo. Ma adesso confessa di essere stanca delle continue illazioni nei suoi confronti e delle accuse lanciate dai legali dei sette ragazzi, attraverso una consolidata strategia processuale adottata in questi casi: “lei era consenziente”.
Tra un mese potrebbe esserci già la prima sentenza nei confronti dell’unico minorenne del gruppo, mentre non è ancora stata fissata l’udienza davanti al tribunale per gli altri sei imputati; tutti hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.
L’avvocato Garla Garofalo, intanto, ha già annunciato che la sua assistita presenterà denuncia verso tutti coloro “che hanno diffuso o divulgato notizie non corrispondenti a verità o addirittura false”.
La ragazza ha anche pubblicato sul suo profilo Instagram un post di Matteo Salvini sulla vicenda della 13enne violentata a Catania con la scritta “Mi fate schifo”. “Mi riferivo – spiega – a quanto era accaduto, non alla nazionalità dei sette egiziani arrestati. Io sono stata violentata da sette italiani”.
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