Il testo stabiliva obiettivi vincolanti per dimezzare l’uso e i rischi dei prodotti fitosanitari chimici nell’UE entro il 2030, rispetto al 2015-2017. Gli stati membri avrebbero fissato i propri obiettivi nazionali di riduzione entro parametri stabiliti per garantire il conseguimento degli obiettivi a livello europeo. Venivano previste nuove norme per garantire che tutti gli agricoltori e altri utilizzatori professionali di pesticidi usassero i pesticidi chimici solo come misura di ultima istanza, dopo aver intrapreso metodi alternativi e più ecologici di prevenzione e controllo delle infestazioni. Le misure comprendevano anche l’obbligo per gli agricoltori e altri utilizzatori professionali di tenere dei registri. Inoltre, gli stati membri dovevano stabilire norme specifiche per coltura che individuassero le alternative da utilizzare al posto dei pesticidi chimici. Infine l’uso di tutti i pesticidi doveva essere vietato in luoghi quali le aree verdi urbane, compresi i parchi o giardini pubblici, i parchi giochi, le scuole, i campi ricreativi o sportivi, i sentieri pubblici, le zone protette e qualsiasi area ecologicamente sensibile da preservare per gli impollinatori in pericolo. La proposta trasformava la direttiva vigente in un regolamento che sarebbe stato direttamente applicabile in tutti gli stati membri. Questo avrebbe consentito di affrontare i problemi persistenti dovuti a un’attuazione carente e disomogenea delle norme vigenti nell’ultimo decennio
Il ritiro arriva a poche ore dall’annuncio di una roadmap in cui Bruxelles raccomanderà un obiettivo climatico per il 2040, che dovrebbe risparmiare relativamente l’agricoltura (11% delle emissioni europee di gas serra). Di fronte alle sfilate di trattori, Bruxelles sta aumentando le concessioni nei confronti degli agricoltori. La scorsa settimana, la Commissione aveva proposto una deroga parziale agli obblighi di messa a riposo dei terreni e un limite alle importazioni ucraine, due dei principali motivi di protesta, promettendo al contempo di “semplificare” la Politica agricola comune. L’anno scorso Bruxelles aveva già rinunciato a proporre un testo sull’etichettatura nutrizionale, che stava causando tensioni nel settore agroalimentare.
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