Protesta dei trattori allegra,
rumorosa e colorata alla periferia di Jesi (Ancona), in via don
Rettaroli, nei pressi di un grande supermercato. Si tratta di
una manifestazione spontanea, organizzata solo con il
passaparola, in questa caso su una chat via WhatsApp, che ha
raggiunto oltre mille adesioni in tutte le Marche. Gli
organizzatori, guidati da un’agricoltrice di Chiaravalle Elisa
Fulgenzi, hanno avuto dalla Questura il permesso per fare un
presidio statico, senza cortei, ma ogni tanto qualche trattore
arriva o riparte e si vede un mezzo agricolo spuntare in città.
I manifestanti non hanno esposto le bandiere delle
associazioni di categoria, ma solo il tricolore italiano. Si
tratta di piccoli produttori, che ritengono di essere
danneggiati dalle politiche della Ue, ma anche dal mancato
supporto del governo italiano o dalle stesse organizzazzioni
agricole. Limitati nei movimenti, gli agricoltori hanno supplito
con la fantasia nei cartelli e con banchetti di prodotti
agroalimentari locali a km zero a offerta libera. “Siamo un
presidio di buon cibo e salute, un presidio per il territorio e
l’ambiente” raccontano.
“Incolti sarete voi, no le nostre terre” si legge su uno
striscione, “Uniti contro le ecofollie europee”, “Basta caro
gasolio ingiustificato”, “Prezzi onesti per i nostri prodotti
italiani, stop importazioni” è scritto su altri e, in dialetto
jesino, “la carne sintetica ve la magnade voaltri”. Molti i
ragazzi presenti, alunni delle scuole agrarie del territorio,
che hanno esposto su un Apecar il cartello “No Farmers, no Food,
no Future”, la versione ‘agricola’ dei Fridays for Future.
Infine un altro cartello che cita ‘Viva l’Italia’ di Francesco
Gregori, canzone amata dalla sinistra: “Viva l’Italia, l’Italia
che resiste”. E qualcuno, più anziano, canta l’inno di Mameli,
con la mano sul petto.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA