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Un think tank Usa: “L’Iran è in grado di costruire la bomba atomica entro una settimana”

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Ultimo aggiornamento 7 Febbraio, 2024, 09:59:31 di Maurizio Barra

NEW YORK – L’Iran è in grado di costruire una bomba atomica nel giro di una settimana. E ha l’incentivo per farlo, vista la crisi in Medio Oriente. Questo allarme è contenuto nel rapporto pubblicato all’inizio di febbraio dall’Institute for Science and International Security, think tank fondato dall’ex ispettore dell’Aiea David Albright.

Secondo il documento, “la situazione instabile nella regione sta fornendo a Teheran un’opportunità unica e una maggiore giustificazione interna per costruire armi nucleari, mentre le risorse di Stati Uniti e Israele per individuare queste attività ed impedire all’Iran di aver successo sono esigue”.

L’Institute, un ente di vigilanza, avverte che “le capacità di realizzare armi nucleari di Teheran sono più pericolose di quanto non lo siano mai state, mentre le sue relazioni con l’Occidente sono ad un livello tra i più bassi”.

Scendendo nei dettagli tecnici, il rapporto scrive che la Repubblica islamica ha raggiunto la capacità di “produrre abbastanza uranio arricchito per un’arma atomica in una settimana, utilizzando solo una frazione del suo uranio arricchito al 60%. Questo breakout “potrebbe essere difficile da individuare tempestivamente per gli ispettori, se l’Iran adottasse misure per ritardare il loro accesso”. Usando le sue scorte di uranio arricchito al 60%, che sono cresciute durante l’amministrazione Biden, e una quota rimanente dell’uranio arricchito al 20%, Teheran “potrebbe avere in totale abbastanza uranio per costruire sei armi in un mese, e dopo cinque mesi di produzione ne avrebbe abbastanza per dodici testate”.

In più possiede già i missili per usarle e quindi rappresenta un “extreme danger”, un pericolo estremo, in base alla scala usata dall’Institute for Science and International Security per classificare il livello di minaccia.Questo rapporto riapre la discussione sulla strategia adottata nei confronti della Repubblica islamica, e quindi se sia stato saggio da parte dell’amministrazione Trump di uscire dall’accordo nucleare Jcpoa negoziato dal predecessore Obama, togliendo così ogni limite alle operazioni degli ayatollah nel settore atomico. L’allarme però arriva in un momento molto delicato, segnato tanto dalla guerra a Gaza, quanto dalla collaborazione che Teheran sta dando alla Russia in Ucraina, fornendo droni e altre armi, e l’alleanza in chiave anti occidentale stretta con la Cina.

Dalla strage del 7 ottobre in poi le milizie filo iraniane stanno colpendo le forze americane ovunque possono nella regione, dove hanno ucciso tra militari Usa in Giordania, mentre gli Houti dello Yemen attaccano le navi commerciali che navigano nel Mar Rosso. Il presidente Biden ha appena ordinato una serie di raid in risposta, per convincere la Repubblica islamica a fermare queste aggressioni. Durante l’operazione condotta nel fine settimana in Iraq e Siria sono stati usati anche i bombardieri supersonici B-1 decollati dal Texas, che avrebbero la capacità di colpire le infrastrutture nucleari degli ayatollah. Il capo della Casa Bianca ha dichiarato che non cerca l’allargamento del conflitto e non vuole una guerra contro Teheran, ma il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan non ha escluso simili azioni.

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