Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso non danno a Israele “la licenza per disumanizzare gli altri”, ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken. “Gli israeliani sono stati disumanizzati nel modo più orribile il 7 ottobre – ha detto Blinken ieri in una conferenza stampa a Tel Aviv, citata dai media internazionali -. Da allora gli ostaggi sono stati disumanizzati ogni giorno, ma questa non può essere una licenza per disumanizzare gli altri”, ha sottolineato il segretario di stato Usa.
L’agenzia di stampa palestinese Wafa afferma che almeno 14 persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite ieri sera in bombardamenti effettuati da aerei israeliani su Rafah e su Deir al-Balah, nel sud e nel centro della Striscia di Gaza.
Hamas, ‘nostra delegazione al Cairo per colloqui’
Una delegazione di Hamas e’ arrivata questa mattina al Cairo per ”completare i colloqui relativi al cessate il fuoco”. Lo ha fatto su Telegram la fazione islamica spiegando che la delegazione ”e’ guidata dal leader Halil al-Khaya”.
Media, ‘Israele apre all’esilio per Sinwar in cambio di ostaggi’
Israele sarebbe disposto a lasciare che il leader militare di Hamas, Yahya Sinwar, vada in esilio in cambio del rilascio di tutti gli ostaggi e della fine del governo di Hamas a Gaza. Lo riporta SkyNews citando quanto riferito da sei funzionari e consiglieri senior israeliani a Nbc News. L’idea dell’esilio per aprire la strada a un nuovo organo di governo di Gaza deradicalizzato è “sul tavolo” da novembre, secondo un altro consigliere senior del governo israeliano.
Il governo israeliano ha promesso di uccidere Sinwar e Mohammed Deif, i leader che hanno diretto l’attacco terroristico del 7 ottobre. L’ipotesi di mandare in esilio Sinwar con altri quattro leader sarebbe emersa come possibile mezzo alternativo per rimuovere la leadership di Hamas da Gaza.
Netanyahu – ricorda Sky News – ha già respinto un’idea del genere in passato sostenendo che la guerra finirà solo quando figure come Sinwar non saranno eliminate. “Non ci importa se Sinwar se ne andrà”, ha detto un consigliere senior del premier sottolineando “che permetteremo che ciò accada purché tutti gli ostaggi vengano rilasciati”.
Gantz vede Blinken: ‘Gli aiuti umanitari non vadano ad Hamas’
“Ho detto a Blinken che per consentire la continua introduzione degli aiuti umanitari a Gaza è necessario un coinvolgimento internazionale e un meccanismo per garantire che gli aiuti non vadano a Hamas”. Lo ha scritto su X il leader centrista Benny Gantz e ministro del Gabinetto di guerra israeliano dopo l’incontro avuto con il segretario di stato Usa in vista diplomatica in Israele.
Gantz ha poi ringraziato Blinken “per l’operato dell’amministrazione di Joe Biden, l’impegno degli Usa a garantire la sicurezza di Israele e per la mediazione per la liberazione degli ostaggi”. Gantz – che ha visto Blinken insieme a Gadi Eisenkot altro ministro centrista del Gabinetto di guerra – ha sottolineato che sono stati discussi anche i dossier della possibile normalizzazione delle relazioni con l’Arabia Saudita e di una soluzione politica nei confronti degli Hezbollah in Libano.
In un incontro svoltosi oggi, intanto, il leader dell’opposizione centrista (ed ex primo ministro) Yair Lapid ha detto al segretario di Stato Antony Blinken che ”la societa’ israeliana intera è determinata a riportare gli ostaggi a casa e a sgominare Hamas. Questi obiettivi non contrastano uno con l’altro, e non rinunceremo a alcuno dei due”. Su X Lapid ha aggiunto di aver discusso con Blinken degli sviluppi delle trattative per la liberazione degli ostaggi, della necessita” di un accordo per la sicurezza nel nord di Israele e anche di una cooperazione fra Usa ed Israele al fine di ”spezzare le linee di finanziamento di Hamas”.
Netanyahu boccia la tregua di Hamas, ‘avanti su Rafah’
Benyamin Netanyahu boccia la tregua di Hamas e annuncia che Israele andrà avanti nella guerra a Gaza fino alla “distruzione totale” della fazione islamica, con l’esercito che ora ha avuto l’ordine di dirigersi verso Rafah, nel sud della Striscia al confine con l’Egitto, dove ci sono centinaia di migliaia di sfollati. Un attacco a Rafah, ha messo subito in guardia il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, “aumenterebbe esponenzialmente quello che è già un incubo umanitario, con conseguenze regionali incalcolabili”. E serie preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal segretario di Stato Usa Antony Blinken nel faccia a faccia con Netanyahu. La possibilità di uno scambio di ostaggi e di un cessate il fuoco nella Striscia è svanita non appena Hamas ha fatto conoscere nel dettaglio le sue richieste, che Israele ha definito immediatamente “irricevibili”. “Ho detto a Blinken che Israele è ad un passo dalla vittoria totale”, ha esordito Netanyahu in una conferenza stampa dopo aver incontrato il segretario di Stato arrivato a Gerusalemme nella sua ennesima spola diplomatica nella regione. “Solo la vittoria totale garantirà la sicurezza di Israele. Il giorno dopo, sarà il giorno dopo Hamas. Ci sarà la smilitarizzazione della Striscia e il controllo civile non sarà di certo affidato a chi istiga”, ha aggiunto il premier, escludendo così la possibilità che sia l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen a governare Gaza. Netanyahu ha poi avvertito che Israele, nel dopoguerra, si riserverà il diritto di entrare nella Striscia quando le necessità di sicurezza lo richiederanno, così come avviene oggi in Cisgiordania. Quindi ha rivendicato l’efficacia dell’azione militare dell’esercito, che in 4 mesi di guerra ha ucciso o ferito circa “20.000 terroristi, ovvero la metà dei loro effettivi”. “Agli Usa invece – ha osservato il primo ministro – sono occorsi nove mesi per sconfiggere 5.000 terroristi a Mosul in una città più piccola di Gaza e priva di infrastrutture militari sotterranee paragonabili a quelle della Striscia”. “Le parole di Netanyahu indicano che il suo obiettivo ora è compiere un genocidio”, ha tuonato in serata Hamas accusando il capo del governo israeliano di voler “portare avanti il conflitto nella regione”. Che la trattativa mediata da Usa, Qatar ed Egitto nella capitale francese sia ora ad un punto morto lo ha ammesso anche Blinken. L’inviato di Biden – che con Netanyahu ha sollevato il tema dell’incremento degli aiuti umanitari a Gaza e ribadito che Washington sostiene la creazione di uno Stato palestinese – ha detto di sperare ancora in un accordo sugli ostaggi ma ha ammesso che “c’è ancora molto lavoro da fare”. Mentre dal Cairo sono giunte notizie che già da domani si avvierà un nuovo ciclo di colloqui sugli ostaggi mediato anche questa volta da Egitto e Qatar. Israele, secondo fonti dello Stato ebraico, ha chiesto ai mediatori “di fare pressione su Hamas affinché presenti una nuova proposta” visto che quella recapitata ieri dalla fazione islamica “contiene molte questioni sulle quali non c’è alcuna possibilità” di accordo. Il piano di Hamas per l’intesa con Israele sugli ostaggi prevedeva un cessate il fuoco di 135 giorni da sviluppare in tre fasi di 45 giorni ciascuna con una scaletta per il rilascio degli oltre 140 rapiti e quello dei detenuti palestinesi. Quest’ultimi sono indicati nel numero di 1.500 (di cui 500 condannati all’ergastolo e tra questi figure di spicco) ma Hamas ha chiesto anche il rilascio di “tutti i prigionieri palestinesi in Israele che sono più giovani di 19 anni o più anziani di 50 anni, così come di quelli malati”. Inoltre, la fazione palestinese pretende il divieto per gli ebrei di salire sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme (il Monte del Tempio per l’ebraismo). Nel 124esimo giorno di guerra Israele ha stretto ancora di più la morsa sul sud dell’enclave palestinese, soprattutto a Khan Yunis. Lì l’esercito ha annunciato di aver scoperto un tunnel lungo un chilometro servito alla dirigenza di Hamas, tra cui anche il leader Yahya Sinwar, e nel quale sono stati tenuti almeno 12 ostaggi israeliani. Mentre nella serie di attacchi mirati contro esponenti della fazione islamica, l’esercito ha centrato nel rione Shabura di Rafah l’automobile di un capo della polizia di Hamas, Majdi Abdel-Al, uccidendolo. Ma ora gli occhi di tutti sono puntati sul possibile attacco di terra a Rafah.
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