“Il caso di Biden è cento volte diverso e più grave del mio”, ha attaccato l’ex presidente, in pista per la candidatura repubblicana alla Casa Bianca. Jason Miller, consulente di lunga data dell’ex presidente americano, ha puntato l’indice contro il rapporto pubblicato dal procuratore speciale, sostenendo che negli Stati Uniti esista “un doppio sistema di giustizia”. Un sistema che, da una parte, ha incriminato Trump per i documenti di Mar a-lago, mentre dall’altra ha “graziato” Biden per documenti classificati che aveva trattenuto a sua volta per anni, nonostante all’epoca non fosse nemmeno presidente.
Il rapporto, di 388 pagine, è stato pubblicato giovedì dal procuratore speciale Roberto Hur e riconosce che Biden si appropriò “deliberatamente” di documenti classificati. Al contempo stabilisce tuttavia che il caso non meriti la formulazione di atti d’accusa nei confronti dell’attuale inquilino della Casa Bianca, definito nel documento “un anziano ben intenzionato che soffre di problemi di memoria”. A detta di Miller, però, il rapporto di Hur sarebbe a tutti gli effetti “un caso di interferenza elettorale”, in un momento in cui Trump, il più probabile avversario di Biden alle prossime elezioni, si è trovato nell’arco di pochi anni a doversi difendere da 91 capi d’imputazione penali in quattro Stati e incriminazioni da parte della giustizia federale.
Non si è fatta attendere la replica di Joe Biden sulla sua condotta quando era vicepresidente. “Non ho mai diffuso informazioni classificate. Avrei dovuto prestare più attenzione a come quei documenti venivano gestiti, anche se non ho infranto la legge”. Secondo il procuratore speciale, ha proseguito l’inquilino della Casa Bianca, “io non ho commesso nessun crimine con le carte classificate. Non solo io ho collaborato con la giustizia, deponendo per cinque ore in due giorni, l’8 e il 9 ottobre, all’indomani dell’attacco di Hamas contro Israele, quindi nel bel mezzo di una crisi internazionale”.
Rispondendo a una domanda dell’emittente Fox sulle sue chiacchierate “perdite di memoria”, Biden ha dichiarato: “La mia memoria è a posto, guardate quello che ho fatto da quando sono presidente”. Il presidente ha poi scherzato con il reporter, dicendo: “Ho una cattiva memoria perché ti ho fatto fare la domanda”.
Joe Biden ha poi attaccato direttamente il procuratore speciale Hur, che nel suo rapporto sulle carte classificate ha messo in dubbio la sua memoria sostenendo che egli non ricordasse la data della morte del figlio Beau. “Come ha osato?”, ha dichiarato il presidente visibilmente scosso. “Ricordo ogni minuto, ogni istante di quel giorno”.
Anche lo speaker della Camera ha attaccato Joe Biden definendolo “non idoneo” alla Casa Bianca. “Un uomo così incapace che non può essere incriminato per aver mal custodito le carte è certamente inadatto allo Studio Ovale”, ha dichiarato Mike Johnson, uno stretto alleato di Trump.
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