Il filmato, che l’ANSA ha visionato, mostra quasi dieci minuti di un pestaggio avvenuto in due fasi: circa sette nel corridoio, poi sulla porta alla cella.
Qualcosa di “brutale, feroce e assolutamente sproporzionato rispetto al comportamento del detenuto”, aveva scritto il Gip Luca Ramponi che a luglio ha emesso un’ordinanza di interdizione dal servizio per dieci indagati.
Il detenuto era appena uscito dalla stanza del direttore, dopo aver avuto una sanzione di isolamento per condotte che avevano violato il regolamento. Mentre si dirigeva verso le celle, le telecamere riprendono come sia stato incappucciato, sgambettato e poi colpito mentre è a terra. Poi si osserva come il detenuto sia stato sollevato a mezz’aria, sempre con il cappuccio e a quel punto denudato. Viene condotto verso la cella e nuovamente percosso, poi sarebbe rimasto lì per oltre un’ora, nonostante le richieste di aiuto. A quel punto, è stato ricostruito, il tunisino avrebbe rotto il lavandino della cella per cercare di attirare l’attenzione, cominciando a ferirsi coi cocci: le immagini mostrano il corridoio davanti alla cella che si allaga di sangue. Dopo circa un’ora sono intervenuti un medico e un altro detenuto e lo hanno soccorso. In seguito la vittima ha presentato una denuncia che ha dato il via alle indagini.
Difesa della vittima, immagini inaccettabili
“Sono immagini agghiaccianti e inaccettabili, una violenza gratuita contro un uomo solo, privato della libertà, incappucciato, ammanettato e a terra. Ci tengo a sottolineare il lavoro della Procura di Reggio Emilia, che con la dovuta tempestività e determinazione ha svolto le indagini ed estrapolato quanto ripreso dalle telecamere interne, che altrimenti avremmo perso”. Così l’avvocato Luca Sebastiani, avvocato del detenuto vittima del pestaggio di cui sono accusati agenti della penitenziaria del carcere di Reggio Emilia, risponde all’ANSA che gli chiede un commento sul filmato dell’episodio del 3 aprile.
“Attendiamo – prosegue l’avvocato Sebastiani – l’udienza preliminare con il necessario approccio garantista, evitando di esprimere sentenze sul fatto prima ancora che lo possa fare il giudice. Non è la prima volta che si parla di tortura all’interno delle carceri, pertanto mi auguro che questa gravissima vicenda possa finalmente far avviare nel nostro Paese una seria riflessione politica. Parliamo di un fatto grave, avvenuto in Italia. Peraltro, solo pochi giorni fa abbiamo dovuto assistere al trattamento disumano riservato a una cittadina italiana in un carcere di un altro Stato europeo”.
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