Stando a quanto scoperto dai militari dell’Arma, il sussidio gli era stato concesso nel 1990, quando l’uomo venne per la prima volta certificato quale grave ipovedente. Una condizione di difficoltà che, col passare degli anni, secondo le cartelle cliniche, si è via via aggravata fino ad arrivare alla cecità totale, certificata nel 2020. Ora le indagini, coordinate dal pubblico ministero della procura di Ivrea, Daniele Piergianni, sono chiamate a fare luce su tutti i passaggi di questa complicata vicenda. E per questo motivo, nei guai, sono già finiti anche i due medici specialisti che hanno accertato l’aggravamento delle condizioni di salute del pensionato e che, per il momento, sono stati anche loro iscritti nel registro degli indagati. Il sospetto, però, è che la rete di persone compiacenti fosse anche più ampia. Per questo motivo gli accertamenti non si sono fermati alla denuncia del pensionato. Il tribunale di Ivrea, infatti, ha disposto il sequestro preventivo dei beni dell’84enne: un conto corrente con circa 90mila euro depositati e un appartamento alla periferia di Ciriè.
Il procedimento potrebbe presto portare alla confisca dei beni in vista di un eventuale risarcimento: l’uomo, infatti, potrebbe essere chiamato a restituire l’intera somma, non ancora quantificata, percepita in questi 34 anni per quella che gli investigatori hanno appurato essere una finta invalidità. Caso vuole che proprio a Ciriè, pochi anni fa, un altro pensionato 83enne era stato scoperto dalla guardia di finanza alla guida di un motocarro nonostante per l’Inps risultasse non vedente. In quel caso l’uomo dovette rispondere di truffa ai danni dello Stato per avere percepito indebitamente oltre 100mila euro.
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