Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, appena diffusa la notizia del diniego, ha definito queste parole “profondamente preoccupanti” e chiesto “al Segretario generale Onu Antonio Guterres di destituire immediatamente Albanese”. Ha aggiunto Katz: Il tempo del silenzio ebraico di fronte a tali travisamenti è finito. Dobbiamo opporci con forza e voce a queste narrazioni”, ha scritto su X.
La posizione di Katz è stata condivisa e rilanciata dal presidente della commissione Politiche Ue del Senato italiano, Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, che ha affermato che si tratta di “commenti inaccettabili, soprattutto se pronunciati da chi rappresenta una istituzione come l’Onu, che da sempre pone al centro la lotta contro l’antisemitismo e tutte le forme di razzismo. L’attacco genocidario di Hamas non è certo un fatto che può essere soggetto a revisioni o reinterpretazioni”.
“Sono due anni che Israele mi nega di fare il mio lavoro come chiesto dall’Onu non facilitando il mio ingresso nel Territori palestinesi occupati. E sono 17 anni che lo fa nei confronti di tutti i relatori speciali che hanno ricoperto questo mandato”. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per le violazioni dei diritti umani commessi nei Territori palestinesi occupati, reagisce così, parlando con l’agenzia Adnkronos, alla decisione di Israele di negarle l’ingresso del paese. “Le affermazioni tra virgolette oltraggiose consistono nel fatto che ho risposto a quello che il presidente francese definiva essere stato il più grande attentato antisemita dalla seconda guerra mondiale”, chiarisce Albanese, rivendicando di aver “condannato fin dal primo momento i crimini di Hamas nei confronti dei civili israeliani”. Ma, sottolinea la relatrice dell’Onu esperta di diritto internazionale, “contesto fermamente che l’origine/causa principale dei crimini commessi contro civili israeliani sia l’antisemitismo: questa l’affermazione che Israele ritiene ‘oltraggiosa'”.
“Ma l’attacco di Hamas, con i crimini oltraggiosi che l’hanno accompagnato è stato commesso contro Israele come stato occupante e d’apartheid”, prosegue Albanese, ribadendo la richiesta che Israele, “in quanto membro delle Nazioni Unite, si conformi ai valori dell’organizzazione, rispetti il diritto internazionale e conduca la propria azione di potenza occupante, finché l’occupazione dura, nel rispetto del diritto umanitario. La verità è che come ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, il 7 ottobre non è venuto dal nulla. Il popolo palestinese è stato soggetto a 56 anni di oppressione soffocante, i palestinesi hanno visto la loro terra lentamente divorata dagli insediamenti e flagellata dalla violenza, la loro economia soffocata, il loro popolo sfollato e le loro case demolite, le loro speranze per una soluzione politica alla loro situazione sono svanite. Ma i reclami del popolo palestinese non possono giustificare gli attacchi atroci di Hamas. E quegli attacchi atroci non possono giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese”.
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