Che queste voci provino qualcosa è molto lontano dal vero. La storia della caccia ai capi del jihad è piena di sospetti e annunci di morte infondati, che poi sono stati smentiti anche a distanza di anni, quindi per ora dare Sinwar per morto sarebbe un errore. Si possono fare speculazioni e la prima riguarda le trattative per il cessate il fuoco e per lo scambio di prigionieri tra Hamas e Israele. Di fatto il leader di Hamas, che aveva partecipato ai negoziati che hanno portato al cessate il fuoco dell’ultima settimana di novembre, è tagliato fuori da questo round. Da quello che si sa, la sua posizione è molto più pragmatica rispetto ai leader di Hamas che vivono in esilio negli hotel di Doha, in Qatar, più confortevoli e meno pericolosi rispetto ai tunnel di Gaza. Sinwar, secondo le ultime informazioni disponibili, avrebbe accettato anche un cessate il fuoco di sei settimane – che è la proposta israeliana corrente – mentre i leader esterni vorrebbero una tregua di quattro mesi e mezzo e in questo periodo sono loro a partecipare ai negoziati.
Una seconda speculazione è che Sinwar è l’organizzatore del massacro del 7 ottobre e quindi la sua morte o la sua cattura avrebbero un significato simbolico. Netanyahu ha parlato della fine di Sinwar come dell’evento che potrebbe far finire l’invasione israeliana della Striscia di Gaza. In questi giorni si è parlato anche di un possibile esilio, se accettasse di arrendersi. Una settimana fa l’uomo di Hamas che tiene le relazioni internazionali, Bassem Naim, è stato in Algeria per cinque giorni e il segretario di Stato americano, Antony Blinken, durante l’ultimo giro di visite in Medio Oriente per trovare una soluzione al conflitto ha fatto anche una telefonata al ministro degli Esteri di Algeri. Si pensa che l’Algeria potrebbe essere il rifugio sicuro dove Sinwar potrebbe spostarsi se volesse capitolare, ma per adesso non c’è alcuna prova solida che questa sia una strada percorribile che appartiene al campo della realtà.
Infine, una terza speculazione è che il raid delle forze speciali israeliane preparato con cura “per settimane” che lunedì prima dell’alba ha liberato due ostaggi nella città di Rafah potesse avere come obiettivo anche Sinwar, che secondo alcuni ostaggi liberati a novembre si circonda di prigionieri israeliani per non diventare il bersaglio di un raid aereo. Ma per adesso ci sono sono soltanto congetture e indiscrezioni e per quanto siano interessanti, dal punto di vista della realtà valgono zero.