Le autorità locali hanno reso noto in questi giorni che la “nudità pubblica non è in linea con i valori” del Tyagarah Natural Reserve, il parco nazionale al cui interno si trova il pezzo di litorale in questione. “Ci sono state lamentele per comportamenti offensivi, osceni o antisociali da parte dei frequentatori senza veli della spiaggia, inclusa la presenza di visitatori vestiti in modo non appropriato nelle aree adiacenti al parco”, afferma un comunicato governativo. La polizia ha ricevuto il compito di vigilare l’area. E il 22 febbraio il Byron Bay Shire Council, il consiglio regionale con la supervisione della zona, voterà sulla richiesta di revocare lo status di “spiaggia con l’opzione naturista”, cioè in cui è possibile andare in giro nudi.
Le proteste dei nudisti
La decisione ha provocato le proteste dei nudisti, come riporta la rete televisiva americana Cnn. Una petizione lanciata da Bradley Benham, presidente del Byron Bay Naturists Group, ha raccolto 1.125 firme. “Le attività ricreative naturiste sono un legittimo stile di vita”, scrive Benham nella petizione. “Spazi legali per la comunità naturista sono rari in Australia e questa spiaggia ha una grande importanza per noi”.
Non è la prima volta che lo status di Tyagarah Beach come luogo senza veli viene messo in discussione: nel 2018 una analoga proposta di vietare la nudità fu respinta dal consiglio regionale, installando telecamere a circuito chiuso nelle vicinanze come misura di compromesso, per garantire che il naturismo rimanesse limitato agli 800 metri di spiaggia.“Faccio il bagno nudo a Tyagarah da quando ero bambino”, dice il presidente dell’associazione naturisti di Byron Bay a una rete tv australiana. “Oggi la frequenta molta più gente. Abbiamo bisogno di una designazione legale che protegga il nostro diritto di andare al mare senza vestiti”. Se la proibizione verrà approvata, dall’8 aprile a Tyagarah Beach si potrà andare soltanto in costume da bagno.