Navalny parla dalla prigione nell’Artico dove è finito: “Sto bene. Sono un Babbo Natale a regime speciale”
Le cause della morte, confermate dai medici del pronto soccorso “sono in fase di accertamento”, ma fonti dell’emittente governativa Rt riferiscono che ha avuto un coagulo di sangue. L’avvocato di Navalny, Leonid Soloviov, su indicazione della famiglia ha rifiutato di fornire commenti. Mercoledì all’incontro con l’avvocato non aveva lamentato malori. Tace anche il Cremlino: il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha affermato di non avere informazioni sulle cause del decesso.
Il 14 febbraio la portavoce di Navalny, Kira Jarmysh, aveva riferito che era stato spostato in una cella di punizione per la 27a volta durante la sua prigionia a Kharp, la prima dopo poche settimane dall’arrivo nella colonia penale. Ci sarebbe rimasto per 15 giorni, per arrivare a un totale di 308 giorni. Prima di essere trasferito nella colonia penale di Kharp, Navalny è stato ripetutamente punito con l’isolamento anche nell’IK-6 della regione di Vladimir, ben 23 volte.
Navalny è in carcere dal 2021, quando la condanna per frode con sospensione della pena nel caso Yves Rocher è stata sostituita con la reclusione. Per l’oppositore si sono aperti i cancelli della colonia penale IK-6 nella nella regione di Vladimir, a poco più di cento chilometri dalla capitale. Nell’agosto 2023 è poi arrivata una seconda pesante condanna, a 19 anni di colonia a regime speciale, per finanziamento e coinvolgimento in attività di organizzazioni estremiste.
Nel dicembre 2023 si è saputo che Navalny si trovava nella colonia penale IK-3 nel villaggio di Kharp, oltre la linea del Circolo polare artico. Nella nuova prigione, conosciuta nel gergo carcerario con il nome di “Lupo Polare”, era arrivato con un lungo e complicato trasferimento, durato 20 giorni. Nella stessa colonia ha scontato parte della sua pena il cofondatore e presidente del Cda di Menatep Group, Platon Lebedev, condannato con Mikhail Khodorkovskij nel caso Yukos. In un’intervista del 2006 a Novaja Gazeta descrisse le alienanti condizioni di vita dei detenuti del “Lupo Polare”, isolati dal mondo e costretti a fare i conti d’estate con il freddo estremo d’inverno con gli insetti. Nei lunghi mesi invernali dalle finestre della prigione filtra solo il bagliore grigio delle poche ore di luce e il cortile per l’ora d’aria è pressappoco delle dimensioni di una cella.
Con il trasferimento, per gli avvocati si era fatto più difficile raggiungerlo nella nuova colonia penale, nata in epoca staliniana come gulag e tuttora non integrata neanche nel sistema di posta elettronica del Servizio carcerario federale. Nel primo messaggio inviato ai sostenitori dopo tre settimane di viaggio, in cui neanche il tribunale era in grado di dire dove fosse, aveva scherzato: “Sto bene. Ora sono come Babbo Natale”.
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