Timidamente, intorno alle 15.00 di Mosca sul primo canale viene riportato l’annuncio ufficiale del Servizio penitenziario federale: “Si è sentito male immediatamente dopo la passeggiata; a nulla sono servite le pratiche di rianimazione”. Ma alle 15:15 la notizia principale della giornata era ormai già un’altra: il viaggio a Cheljabinsk del presidente Vladimir Putin. La diretta dell’incontro con studenti e dipendenti delle imprese locali per un’ora ha occupato l’intero spazio mediatico russo.
A quel punto era ormai noto che il presidente era già a conoscenza della morte del suo più popolare oppositore. Già prima dell’inizio dell’incontro, lo ha ammesso il portavoce presidenziale, Dmitrij Peskov. Eppure in quasi un’ora di conferenza, Putin non ha fatto il minimo riferimento alla morte di Navalny. Del resto, nessuno gli ha fatto domande sull’attivista politico. L’incontro si è concluso intorno alle 16:20. A quell’ora, i canali federali avevano diffuso solo pochi aggiornamenti sul caso Navalny, ripresi dalle agenzie di stampa e dai comunicati.
Anche in apertura del talk show politico “Bolshaja Igra” (Grande gioco) il riferimento alla morte di Navalny è stato limitato al comunicato del Servizio penitenziario, ma il presentatore ha poi aggiunto: “L’influenza dell’Occidente si sta sbriciolando: ciò significa che la nostra causa è giusta, la vittoria sarà nostra”. Nel corso di un programma simile in diretta su Ntv, Mesto Vtrechi (Luogo d’incontro), il presidente del partito Jabloko, Nikolaj Rybakov, ha provato a esprimere le sue condoglianze per la morte dell’attivista, ma è stato interrotto dal presentatore Andrej Norkin.
Mentre Margarita Simonyan, capa di Rt, ex Russia Today, riferiva di aver già raccolto i primi commenti entusiasti di diverse “vittime” delle indagini dell’attivista anticorruzione, sui siti dei media di opposizione iniziavano a circolare spezzoni del documentario del 2022 in cui Aleksej Navalny affermava: “Nel caso io venga ucciso, semplicemente non arrendetevi”.