“Può capitare semplicemente di
fare una cosa perché è giusta e si ha la speranza di poter
imparare qualcosa di nuovo. Quindi, oggi, sono a Palermo ed è un
privilegio unico, con lo spirito di uno scolaro innamorato
dell’opportunità che ha di potersi arricchire in maniera
smisurata”. Lo ha detto in mattinata lo scultore Jago,
presentando – emozionato all’atto della scopertura dell’opera –
“Look Down”, esposta nel Cortile Maqueda, a Palazzo Reale.
“Produco un’immagine che ha una forma fisica, un titolo e dice,
inevitabilmente, delle cose – ha aggiunto – ma sto imparando nel
tempo a sbilanciarmi sempre meno su quelli che sono i miei
significati. Perché la ricchezza è quella di poter dare
all’altro, attraverso la propria opera, uno spazio di
intervento. Mi piace pensare che un’opera di valore sia capace
di ospitare i contenuti degli altri”.”Look Down”, realizzata a
New York e in un primo tempo chiamata ‘Homeless’, è un feto, un
bambino di marmo bianco comparso improvvisamente nella notte del
5 novembre 2020 al centro di Piazza Plebiscito, a Napoli, che
sarà visitabile fino al prossimo 3 giugno nel capoluogo
siciliano. “In questo periodo in cui la contemporaneità ci offre
la terribile possibilità e opportunità di vivere in tempo reale
le vite degli altri – ha detto Jago che a Palermo ha
ribattezzato l’opera ‘u picciriddu’ (il bambino) – dobbiamo
ricordarci che siamo stati bambini e che dobbiamo amare l’altro
guardando oltre quello che abbiamo di fronte, vedendo il bambino
che c’è dietro. In questo modo, forse, riusciremo a recuperare
un senso d’amore che ci stiamo dimenticando di aver posseduto
per tanto tempo e che va recuperato”. “Look Down” è un invito a
“guardare in basso” verso gli ultimi. “Quando vivevo a New York
– ha ricordato Jago – ad un certo punto, nella routine, avevo
iniziato a non vedere più quanti vivevano il dramma di non avere
una casa, gli abbandonati e dimenticati, che in un primo momento
mi avevano colpito. E’ stato inaccettabile. Se andiamo alla
radice di tutto, recuperiamo la memoria, andiamo indietro, fino
al bambino che è purezza, la nostra purezza. L’immagine del
bambino ha questa forza, oggi però mi rendo conto che neppure
l’immagine di un bambino ce l’ha più”.
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