Hanno chiesto lo “stop alla
censura” e il “cessate il fuoco” per una “Palestina libera”, i
manifestanti che oggi si sono riuniti davanti alla sede Umbria
della Rai, a Perugia, per denunciare le posizioni espresse dalla
dirigenza ritenute “non degne del servizio pubblico”. Una
manifestazione che si è svolta pacificamente.
Rappresentati e bandiere dell’Udu, Cgil e Spi Cgil,
Articolo 21, circoli Arci, Rete degli studenti, Omphalos e
alcuni cittadini si sono così uniti anche all’appello dei
lavoratori e lavoratrici della Rai che si sono dissociati “dalle
parole dell’amministratore delegato Roberto Sergio”.
Contro di lui, ma anche contro il governo Meloni, durante
il presidio sono stati mostrati alcuni cartelli.
“Il tentativo di censura di chi richiede il cessate il fuoco
e la pace e si esprime contro il genocidio a Gaza è un
comportamento che riteniamo ingiustificabile e che alimenta e
giustifica il clima di guerra” hanno detto i rappresentanti
degli studenti universitari. “Con Sanremo, grazie al cantate
Ghali – hanno aggiunto -, c’è stato il tentativo di dare un
messaggio chiaro sul genocidio in corso a Gaza, ma questo è
stato censurato prima e poi sostituito con una narrazione
falsata della realtà, con il comunicato scritto dall’ad Sergio
testimone del processo di disinformazione e mistificazione che
la Rai sta portando avanti”.
“Questo è un presidio importante perché la Rai è cosa
pubblica, è un servizio pubblico che deve dare risposte a tutti”
ha inoltre affermato Simone Pampanelli, segretario generale
della Cgil di Perugia. Il quale ha poi ribadito che la
manifestazione “non è contro i giornalisti Rai ma contro il
Governo e un’azienda lottizzata”.
A nome del comitato di redazione della Tgr Umbria ha preso
la parola Riccardo Milletti. “Comprendiamo il vostro dissenso –
ha detto – ma vogliamo anche qua ribadire che, nostro malgrado,
siamo diventati un bersaglio e per questo ci teniamo ad
evidenziare e mantenere la nostra indipendenza e
professionalità, perché abbiamo sempre dato voce a tutti, ma
anche a sottolineare che ci siamo subito dissociati dalla presa
di posizione della dirigenza”.
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