La protesta dei trattori arriva
anche a Senigallia (Ancona). Oltre 40 i mezzi agricoli e quasi
un centinaio gli imprenditori e gli addetti del settore che
hanno partecipato al lento corteo per le vie della città
stamattina. Tutti insieme, senza bandiere di appartenenza a
sindacati o partiti: solo il tricolore a sventolare per ribadire
la centralità delle politiche agricole sia per il futuro delle
imprese, sia per l’indotto nazionale legato al cibo e ai
prodotti agricoli di qualità. Al centro delle proteste le
normative europee, quella politica agricola comune (Pac)
additata dagli agricoltori marchigiani come “totalmente
sbagliata, ideologicamente ecologista e troppo rigida” verso le
imprese agricole.
“Sembrano regole scritte per far spegnere le imprese
agricole”, ha detto Elisa Fulgenzi, imprenditrice di Chiaravalle
(Ancona) e portavoce degli agricoltori marchigiani scesi in
strada a protestare. Tra i nodi ci sono la previsione annua del
4% di terreni da preservare dalla coltivazione, l’ammontare dei
contributi di cui non si conosce l’entità, la tempistica dei
vincoli che non consente la programmazione delle coltivazioni
con l’anticipo necessario per il mondo agricolo. E poi il
rincaro di carburanti e materie prime che hanno pesato anche su
questo settore, fino alle agevolazioni con ipotesi di scadenza
al 2026. Non mancano i problemi poi legati al margine sempre più
ridotto delle imprese, costrette a fare i conti con prodotti di
importazione. “Oggi troviamo prodotti a noi concorrenti, di un
prezzo molto inferiore e con una qualità inferiore – ha
ricordato Fulgenzi – Purtroppo le leggi di mercato virano solo
sulla convenienza, senza dare il giusto risalto alla qualità. E’
un problema di concorrenza poco leale, perché ci sono paesi che
producono a costi bassissimi, ma anche di sicurezza alimentare
perché l’Italia è ottimamente regolamentata mentre altrove no.
Non abbiamo certezza di avere qualcosa di pulito e sano nel
piatto”.
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