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'Mai più morti sul lavoro', presidi Cgil e Uil in Lombardia

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Febbraio, 2024, 00:25:27 di Maurizio Barra



Undici presidi in Lombardia nel
corso dello sciopero nazionale di due ore indetto da Cgil e Uil
con lo slogan ‘Mai più morti sul lavoro’. E’ il programma delle
manifestazioni previste per oggi in tutti i capoluoghi della
regione con appuntamenti nel pomeriggio davanti alle prefetture,
come a Milano, Bergamo, Cremona, Lecco, Pavia, Sondrio e Varese,
ma non solo. A Brescia e Valle Camonica sono previste infatti
iniziative in fabbrica e un presidio presso il cantiere del
parcheggio della metro Villaggio Prealpino. A Como il presidio è
davanti al supermercato Esselunga Ca’ Merlata, a Mantova in
piazza Martiri di Belfiore, a Monza davanti alla sede di
Assimpredil-Ance in via Passerini 13.


   
Centoquarantacinque morti sul lavoro dall’inizio dell’anno -
spiegano Cgil e Uil – rappresentano la tragica condizione del
lavoro nel nostro bel paese e sono 1.485 nel 2023, se si
contassero tutti i lavoratori deceduti anche nel tragitto
casa-lavoro e nel mondo del lavoro nero, secondo i dati
dell’Osservatorio di Bologna e quindi la strage di Firenze non è
un caso isolato”.


   
“Di bianco – afferma Giulio Fossati, segretario della Cgil
della Lombardia – in queste morti non c’è nulla, forse l’unica
cosa bianca che c’è è la pagina di un documento di valutazione
dei rischi che non è stata correttamente riempita o forse non
messa nelle disponibilità di chi di dovere”. “L’imprevisto -
sottolinea – non può esistere, la prevenzione deve anticipare
tutti i rischi, evitando malattie, infortuni e morti”. Un
compito che, secondo il sindacalista “spetta all’impresa”. “La
prevenzione – spiega Fossati – è in grado di determinare se chi
lavora può rientrare a casa la sera o meno, ma è mancato questo
impegno, e le imprese devono assumersi la loro responsabilità”.


   
“Solo un lavoro con diritti garantiti offre possibilità a chi
lavora di rivendicare sicurezza – chiarisce – ma 8 contratti su
10 sono di carattere precario”. “Queste condizioni – conclude -
mettono a rischio, perché l’esperienza è un fattore determinante
negli infortuni, ma investire sull’occupazione di qualità è un
fattore che riduce i profitti”.


   

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