Sulla carne sintetica il Governo tira dritto, nonostante le polemiche sul ritiro – ammesso ufficialmente dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, durante il question time – del disegno di legge che vieta produzione e di commercializzazione in Italia, dalla procedura europea denominata Tris.
Incassato il via libera del Senato, il provvedimento bandiera del dicastero Lollobrigida, che sanziona con multe fino a 10mila euro il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati, comincerà la discussione generale in Aula a Montecitorio il 6 novembre e sarà approvato entro il 15 novembre. Lo hanno confermato Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e di Aldo Mattia, deputato e responsabile Agricoltura di Fratelli d’Italia, tra i relatori di una conferenza stampa indetta ad hoc dal gruppo, per illustrare i provvedimenti adottati in questo primo anno di Governo a sostegno del comparto agricolo.
Ma in molti sono pronti a scommettere che il provvedimento non supererà le forche caudine della Ue. «Avendo un significativo impatto sul mercato interno dell’Unione, sarebbe dovuto passare attraverso la lente della Commissione europea e dagli Stati membri, prima della sua adozione», dice Francesca Gallelli, consulente per gli affari pubblici del Good Food Institute Europe, centro di ricerca no profit che da anni sostiene gli studi sulle proteine alternative in tutto il mondo. Ma così non è stato.
Al question time il ministro ha ribadito che la decisione di ritirare la notifica è stata presa per permettere al Parlamento di completare l’esame del disegno di legge. «Le commissioni della Camera, però, avevano già bocciato tutte le modifiche proposte – prosegue Gallelli – e trasmesso un testo invariato all’Aula, che procederà verso l’adozione finale». Durante la discussione alla Camera, è stato evidenziato come la proposta di legge generi frammentazioni all’interno del mercato unico europeo e di quanto sia in contrasto con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Italia, in controtendenza rispetto altri Paesi europei come Spagna, Danimarca e Paesi Bassi. Si è inoltre invocato il diritto del consumatore di comprare carne coltivata in Italia, nel momento in cui dovesse arrivare il via libera da parte dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.
«Intanto lo approviamo, poi si vede», risponde per tutti il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio La Pietra, interpellato in merito a una eventuale procedura di infrazione da parte della Ue. Timore espresso in una nota dai deputati del Movimento 5 Stelle Elisa Scutellà e Alessandro Caramiello, secondo i quali il rischio è di «far sanzionare il nostro Paese e di fargli accumulare un ritardo irrecuperabile rispetto a un mercato globale che corre veloce e che certo non aspetterà un’Italia che arranca». Il disegno di legge vieta anche l’uso improprio dei termini “carne” o “pesce” a prodotti plant based ed è pertanto inviso alle aziende del Food che producono vegetali, come ricordato dal gruppo afferente a Unione Italiana Food, che rappresenta un giro d’affari da 500 milioni di euro nel 2022.
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