Tra le varie norme viene modificata la definizione di Pmi, ai fini della regolamentazione finanziaria, portando a 1 miliardo di euro la soglia di capitalizzazione massima prevista (rispetto all’attuale soglia di 500 milioni di euro di capitalizzazione che qualifica una impresa emittente quote azionarie come Pmi).
Sono poi introdotte alcune semplificazioni delle procedure di ammissione alla negoziazione, anche attraverso l’eliminazione di particolari requisiti per la quotazione. In particolare, viene soppressa la possibilità riconosciuta alla Consob di regolare con propri regolamenti i requisiti di alcune società in quotazione e di sospendere per un tempo limitato le decisioni di ammissione. È poi soppresso l’obbligo vigente di segnalazione alla Consob delle operazioni effettuate da parte degli azionisti di controllo.
Viene poi innalzato il limite dell’attivo delle banche popolari da 8 miliardi di euro a 16 miliardi di euro. Una norma quest’ultima aspramente criticata dal deputato di Italia Viva Luigi Marattin. «La riforma delle banche popolari del 2015 è stata una delle più apprezzate della stagione del governo Renzi: ora anch’essa cadrà vittima della furia restauratrice e anti-mercato» scrive su X Marattin, a proposito del ddl Capitali. «Una delle riforme strutturali più apprezzate del governo Renzi fu l’obbligo per le banche popolari con attivi patrimoniali superiori agli 8 miliardi (quindi non certo ’banchette di quartiere’) di trasformarsi in società per azioni. La logica era quella di abbandonare la logica cooperativa del “una testa, un voto” (che va bene per le banche di prossimità) e diventare realtà contendibili di mercato. Grazie a quella riforma, strenuamente avversata da settori del mondo bancario, non solo abbiamo creato il terzo gruppo bancario nazionale ma abbiamo notevolmente rafforzato la stabilità finanziaria. Nel passaggio al Senato del ’Ddl Capitali’ – in discussione oggi alla Camera – la maggioranza ha di fatto cancellato gli effetti futuri di quella riforma, elevando da 8 a 16 miliardi il tetto dell’attivo entro cui è obbligatorio il passaggio da banca popolare a società per azioni. Probabilmente ci saranno alcune banche che stanno pensando di fondersi (e questo va bene) ma che vogliono rimanere con ’una testa, un voto’ anche se di dimensioni ragguardevoli (e questo va molto meno bene)», conclude.
Da segnalare infine che sono stati respinti due emendamenti identici presentati dai parlamentari di Alleanza Verde Sinistra e firmati da Andrea Orlando del Pd che fissavano un tetto massimo al compenso dei manager delle grandi aziende. Le proposte di modifica bocciate, presentate al ddl sulla competitività dei capitali, prevedevano che questo non fosse superiore di 50 volte quello degli operai. Il compenso dell’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares, ha spiegato Marco Grimaldi di Avs, «è superiore di oltre 1.000 volte quello di uno dei nostri operai e questo è inaccettabile».
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