Alta tensione nel governo sugli scenari che coinvolgono Stellantis e, di conseguenza, il futuro degli stabilimenti produttivi italiani. Dalla giornata di sabato 3 febbraio si sono rincorse, a partire da alcuni siti specializzati sull’automotive, indiscrezioni relative a un possibile piano di Stellantis per arrivare a una fusione con Renault.
L’integrazione dei due gruppi dell’automotive, se portasse a una diluizione del socio italiano Exor e un corrispondente rafforzamento francese, potrebbe essere il preludio al ridimensionamento degli impianti italiani. Ma un portavoce di Stellantis in Italia domenica ha definito «speculazioni infondate» le ricostruzioni riprese dal quotidiano Il Messaggero. E di conseguenza fonti politiche del governo non commentano. Fonti tecniche si limitano invece a fare una riflessione sulla strumentazione esistente.
Per questo tipo di operazioni, che comunque come detto non hanno trovato conferme dal portavoce di Stellantis, potrebbe in teoria essere praticata l’ipotesi del golden power, cioè l’esercizio dei poteri speciali dello Stato sugli asset strategici. La normativa ha subito negli anni numerosi modifiche e da ultimo, con il decreto 21 del 2022, in determinati ambiti è stato esteso il perimetro di applicazione anche a operazioni intra Ue, cioè tra soggetti europei. Condizione è che nel settore industriale di riferimento ci sia presenza di tecnologie critiche, ad esempio i semiconduttori che sono alla base della produzione automobilistica.
Il Governo potrebbe intervenire ovviamente solo sugli impatti relativi alle società italiane e ai relativi stabilimenti, non sull’operazione in sé. Impatti su livelli produttivi e occupazionali, ricerca, investimenti, trasmissione di know-how e di informazioni sensibili. Su queste basi ad esempio l’esecutivo era intervenuto per porre una serie di condizioni all’operazione con la quale, nel settore degli elettrodomestici, Whirlpool ha ceduto l’Unità europea – inclusi gli stabilimenti italiani – alla turca Arcelik. E un caso recente di golden power riguarda il veto all’acquisizione da parte della francese Safran delle attività di Microtecnica. Decisione che ha creato una notevole tensione diplomatica, vista la reazione stizzita fatta filtrare dal Governo francese.
Va detto che in questo momento ogni scenario ipotizzato alza la tensione nella squadra di Governo. E, da un altro punto di vista, potrebbe addirittura essere funzionale a un strategia dell’esecutivo per spingere Stellantis a impegnarsi sul futuro dei siti italiani. Nei ministeri riecheggiano le parole di pochi giorni fa del ceo Carlos Tavares sui rischi per gli impianti italiani, in particolare Mirafiori e Pomigliano, in caso di mancati incentivi ai modelli elettrici. Secondo altre ricostruzioni, l’escalation delle frasi pronunciate da rappresentanti di Governo (prima il ministro Urso poi, con toni molti forti, la premier Giorgia Meloni nel question time alla Camera) sui rischi di una centralità francese troppo spiccata di Stellantis, sarebbero proprio da ricondurre alle voci (ieri di fatto però smentite da Stellantis) raccolte già da alcune settimane su una possibile operazione con Renault che andrebbe a penalizzare le fabbriche italiane.
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