Che pensiero ti sei fatto a riguardo di questo nuovo progetto?
“Non ho gradito la modalità, quasi carbonara e notturna, con cui è stato lanciato il progetto, che ha poi prestato il fianco ad un vespaio di critiche e polemiche che hanno incendiato gli animi. Però va ribadito un fatto acclarato, se già nel ‘91 l’amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, aveva parlato della necessità di varare un piano SuperLega, significa che i club, da tempo immemore, hanno l’ambizione di contare di più e godere di maggior considerazione, anche economica, da parte di chi organizza le massime manifestazioni calcistiche europee”
Il piano originale presentato è stato oggetto di tante critiche, perché?
“Il principio meritocratico deve risiedere alla base di un nuovo progetto calcistico, il piano originale, lanciato nell’aprile 2021, ne era privo e questo status, personalmente, non l’ho mai condiviso. Una nuova competizione europea ha obbligatorietà di rappresentare valori e meriti assoluti. Va bene una base di società fondatrici, ma la SuperLega ha la necessità di aprirsi a principi meritocratici, altrimenti tutto viene meno. E il nuovo Ceo della SuperLega, Bernd Reichart, si è affrettato a ribadire l’inamovibilità di questo concetto. Faccio un esempio, il Napoli sfavillante di questa stagione, visto sia in Italia sia in Europa, avrebbe tutti i meriti calcistici e i diritti di far parte della massima competizione continentale. Tutto potrebbe funzionare solo aprendo alle novità provenienti dai maggiori campionati europei, senza esclusione di nazioni. Il valore del merito, come concetto inalienabile, va rispettato sempre. Getto lì una provocazione, se una delle grandi società fondatrici della SuperLega, in una stagione fallimentare, scendesse in serie B cosa accadrebbe? Rimarrebbe in pianta stabile fissa o la sua posizione verrebbe rivista?”
Tradizione e attualità sono le parole d’ordine, quindi?
“Senza alcun dubbio, un sistema chiuso non giova a nessuno e avrebbe poco senso. Mi ritengo favorevole alla SuperLega e osservo il progresso delle trattative, del dialogo tra nuovo progetto e Uefa, anche se solamente il nuovo anno ci darà delle risposte chiare, grazie al verdetto che la Corte di Giustizia Ue sarà chiamata ad articolare ad inizio 2023. Quel pronunciamento sarà dirimente e potrebbe rivoluzionare, in toto, il mondo del calcio a livello mondiale. Potremmo essere nell’imminenza di una sentenza spartiacque, un po’ come accadde con la sentenza Bosman. Da quel fatidico giorno, tutto è mutato per sempre nell’universo del calcio internazionale, sia come nozioni sia come modi d’agire”
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