AGI – Oltre 2.800 chilometri e almeno tre giorni di viaggio, dalla Basilica Santa Sofia di Roma fino a Charkiv, in Ucraina. Attraverseranno almeno tre Stati gli aiuti che, domani mattina, saranno caricati su un tir dai volontari chiamati a raccolta qui, nella chiesa di riferimento per la comunità religiosa Ucraina, da padre Marco Semehen, il rettore della Basilica. “Quello che parte domattina è il 118esimo tir di aiuti dallo scoppio della guerra che parte da Santa Sofia” spiega padre Marco all’AGI, rivolgendo un invito a tutti coloro che “vogliono venire a dare una mano. Non abbiamo macchinari, carichiamo manualmente e ci vogliono tempo e forze. Inizieremo alle 9 e finiremo non prima delle undici e mezza, tutti i volontari sono ben voluti”. Ma domani, per la comunità Ucraina, non sarà solamente la data di partenza di nuovo carico. A due anni dallo scoppio della guerra, il 24 febbraio è una ferita che si rinnova.
Per Liliya, la guerra è una diaspora di angoscia. “Voglio dire a mio figlio che lo stiamo tutti aspettando. Io come madre, suo fratello minore, sua figlia Polina e sua moglie Diana. Lo stiamo tutti aspettando, lo amiamo e, soprattutto, stiamo lottando per il suo rilascio. Ci siamo rivolti al Papa per chiedere aiuto, siamo ancora in attesa di una risposta”. Liliya viene da Charkiv, a 40 chilometri dal confine con la Russia, una delle città più segnate dai bombardamenti. “Quando la guerra è iniziata, eravamo ancora in Ucraina e speravamo che il conflitto finisse rapidamente, ma la situazione è peggiorata. Vivevamo nella bellissima e grande città di confine di Charkiv. Quando iniziarono i bombardamenti più pesanti, fummo evacuati e arrivammo in Italia. Siamo qui da quasi due anni. Grazie ai volontari abbiamo trovato casa e lavoro e gli italiani mi hanno aiutato ad iscrivere mio figlio più piccolo a scuola”.
I due anni dallo scoppio della guerra saranno ricordati a Santa Sofia con tre messe commemorative. Due domani, alle 8.00 e alle 17.00, e una domenica mattina. Insieme alla cerimonia, una performance di alcuni studenti cercherà di mantenere viva l’attenzione su un conflitto che, in molti qui a Santa Sofia, hanno paura venga dimenticato. “Cerchiamo di mantenere viva la fede e la speranza – spiega ancora don Marco -, preghiamo per tutte le guerre, non solo per la nostra. Il mondo, purtroppo, non è tranquillo. Abbiamo l’intelligenza artificiale, la tecnologia, l’innovazione. Ma siamo rimasti molto selvatici”. La fiducia sta diminuendo. Ma c’è chi non si rassegna. A partire dalla combattiva Liliya: “Vivendo in Italia, continuiamo a lottare per la libertà dell’Ucraina e dei suoi cittadini. Credo nel futuro dell’Ucraina, si rialzerà e diventerà ancora più bella di prima”.
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