AGI – Si inasprisce il braccio di ferro tra la madre di Aleksei Navalny e le autorità russe, arrivate a dare un ultimatum alla donna: poche ore per decidere se riavere il corpo del figlio, morto in detenzione il 16 febbraio scorso, celebrando funerali solo in forma privata, quasi in segreto, oppure vedere seppellire il suo primogenito nel territorio del carcere. Lo hanno denunciato i collaboratori dell’oppositore defunto, accusando gli inquirenti di voler impedire un funerale pubblico che potrebbe trasformarsi in una protesta a pochi giorni dalle presidenziali che, a metà marzo, dovrebbero incoronare Vladimir Putin per un quinto mandato.
La madre di Navalny, Lyudmila Navalnaya, non ha intenzione di cedere alle condizioni che vogliono imporle e ha sporto denuncia contro gli inquirenti locali per “profanazione di salma”. “Secondo i canoni ortodossi, è consuetudine seppellire il corpo del defunto il terzo giorno. Oggi sono trascorsi otto giorni dalla morte di Navalny, ma il corpo non è stato sepolto”, si legge nel comunicato diffuso dai collaboratori dell’oppositore che era un cristiano ortodosso. Le autorità, per legge devono consegnare la salma entro due giorni dalla certificazione delle cause della morte; tempo che in questo caso scade domani.
La squadra di Navalny, che lavora sotto l’ombrello della Fondazione anti-corruzione (Fbk) da lui fondata, ha anche offerto una ricompensa di 20mila euro e assistenza per lasciare la Russia a chi, tra le forze di sicurezza, condividerà informazioni su quello che sono certi sia stato un omicidio. L’appello del direttore dell’Fbk, Ivan Zhdanov, è stato proprio all’umanità: “Non importa quale sia il tuo status o se condividi le opinioni politiche di Aleksei. Ci sono principi umani fondamentali: non puoi abusare di una madre e ricattarla con il corpo del figlio assassinato”.
Una vera e propria campagna di appelli per riconsegnare il corpo di Navalny alla famiglia ha visto finora coinvolti decine di personaggi del mondo culturale e dell’intrattenimento russo, critici nei confronti del Cremlino, tra cui anche i due premi Nobel, Dmitri Muratov e Svetlana Aleksievich.
Intanto, gli Stati Uniti hanno varato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia nel secondo anniversario dell’invasione dell’Ucraina e anche per la morte di Navalny, il cui responsabile, per il presidente Joe Biden, è il leader del Cremlino in persona. L’ambasciatore russo a Washington ha definito l’iniziativa “un’ingerenza” negli affari interni del suo Paese, in vista delle presidenziali del 15-17 marzo, ma la Casa Bianca ha avvertito che arriveranno “altre misure”.
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