Ha aggiunto Albanese: “Voglio rendere omaggio agli organizzatori per essere riusciti a ospitare questo evento, dato che il clima in Italia non è affatto favorevole a parlare liberamente di Palestina o di Israele e dei territori palestinesi occupati, nemmeno in un momento in cui vengono commesse atrocità”. Così Francesca Albanese, special rapporteur delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, nel suo intervento al convegno organizzato in Comune a Firenze.
Secondo Albanese, il clima non è favorevole “neanche in un momento in cui, giorno dopo giorno, sono state uccise 30.000 persone in cinque mesi. Pensiamo a questo: 30.000 persone, 13.000 bambini. Più del 70% della Striscia di Gaza e del suo tessuto sociale è stato distrutto, e ancora oggi è difficile parlare di crimini israeliani. La questione della Palestina, di Israele e della Palestina scuote equilibri politici e pregiudizi radicati. E spesso porta alla censura e all’autocensura”.
Hamas e altri gruppi terroristi “hanno commesso crimini orribili contro gli israeliani, e lo riconosco, e sono solidale con le vittime”, ma “il crimine non giustifica mai un altro crimine, che è quello che sta accadendo”, ha detto in un altro passaggio dell’intervento, denunciando “un doppio standard che sta prevalendo nelle relazioni internazionali. Ogni accusa infondata fatta da Israele ha portato a provvedimenti, mentre abbiamo un ordine provvisorio della Corte di giustizia internazionale, l’organo giudiziario supremo del nostro sistema internazionale, che dice che è plausibile che Israele abbia commesso un genocidio e che deve fare questo e quest’altro, ma nessuno lo segue”. Israele, ha aggiunto , “sta per sfollare con la forza molti palestinesi, e quello a cui stiamo assistendo è il più grande sfollamento della storia palestinese”
Parlando delle cariche contro gli studenti a Pisa e Firenze, Albanese ha osservato che “questo è un caso che illustra la realtà in cui ci muoviamo, in cui coloro ai quali è affidata la nostra protezione rispondono con l’aggressione alla richiesta pacifica. Sappiamo a cosa porta, ed è per questo che dovremmo essere tutti in allarme; eppure assistere a migliaia di persone che scendono in strada solo poche ore dopo, in solidarietà con i giovani ma anche per protestare contro le istituzioni, è qualcosa che sottolinea l’aspettativa di una condanna equivoca della violenza e di un impegno alla responsabilità”.
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