“Qualsiasi opera di un uomo, si tratti di letteratura o musica o pittura o architettura, è sempre un suo ritratto”. (Samuel Butler)
La Juventus deve riprendersi tutto questo, riconquistare se stessa, la sua natura e le sue virtù, oneri, onori e blasone e si spera lo faccia in tempi più brevi della Reconquista, durata quasi ottocento anni. In quella storica avvenne la progressiva conquista dei regni moreschi musulmani della penisola iberica da parte degli eserciti cristiani, che terminò il 2 gennaio 1492, con la capitolazione di Granada e del suo ultimo sultano Boabdil, in favore di Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, Los Reyes Católicos.
In questa sportiva bisogna comprendere e usare bene il CAOS, sì avete letto bene, non uscirne bensì usufruirne. Non ci si lasci ingannare dal significato che la parola greca ha assunto solo a partire dal XIV secolo. Ovvero quello di “disordine primordiale”, “mescolanza”, fino ai moderni “sistemi complessi” della fisica e della matematica. Platone, nel dialogo Timeo, non ha dubbi. Quel caos descritto da Esiodo nella Teogonia (Dunque, per primo fu il Chaos, e poi…) non indicava il vuoto, l’assenza totale di sostanza, bensì una materia informe e rozza da cui attingere e cominciare. O per dirlo con le parole di Michelangelo, il dare forma partendo dal tutto e procedendo non solo per aggiunta, ma anche necessariamente per sottrazione: per “arte del levare”. La Juventus ha il dovere di trarre qualcosa di buono, riconquistando se stessa, ricordando la sua storia e gli ingredienti che l’hanno resa invincibile in tante ere calcistiche.
Oggi è creta non ancora raffinata da levigare, nel corpo e nell’anima. Bisogna affidarci ad una saggia ed esperta direzione tecnica, affinchè rimetta in campo uomini-calciatori degni di quella maglietta e della leggenda impressa di bianco e nero. La Juventus ha bisogno del talento dei campioni – non solo di buoni giocatori – per riconquistare l’essenza di cui è plasmata: la vittoria. Da un pezzo di marmo grezzo Michelangelo seppe creare la Pietà; tra milioni di parole, Omero scelse proprio quelle e non altre destinate a diventare prima manifesto del pensiero greco, poi immortale letteratura. E tornando alla Teogonia di Esiodo, se in principio non era, per natura, il caos, siamo allora noi i primi responsabili del nostro agire, e dei suoi risultati.
Del resto anche Marcello Lippi alla presentazione del film documentario ‘Adesso vinco io‘, apologia della sua carriera trionfale azzurrabianconera, alla domanda su cosa servirebbe alla Juve d’oggi per raggiungere il livello della sua invincibile armata, ha risposto nella maniera più semplice e puntuale: “innanzitutto i grandi calciatori, i campioni come c’erano in quegli anni”. Come dargli torto? Così si eviterebbero anche le critiche… ma solo di quelli che amano la Vecchia Signora, perché poi ci sono coloro che criticano sempre, con o senza “reconquista”, ma quella è soltanto invidia di franchi tiratori, sabotatori e gente che per essere ha bisogno di criticare, è un’altra storia… da sempre raccontata e senza fine.
Roberto De Frede
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