“Data la situazione geopolitica dell’epoca – racconta Barneschi – la censura operò immediatamente (come emerso nel dopoguerra) e persino l’indagine penale patì i condizionamenti dell’epoca: il Procuratore del Re di Potenza dispose l’archiviazione, individuando quale unico responsabile il carbone di cattiva qualità fornito dagli Alleati: un’aberrazione giuridica della quale persino altri magistrati ebbero a stupirsi. Così la tragedia di Balvano divenne per sempre una strage con molti colpevoli e nessun responsabile”: La leggenda del carbone scadente si consolidò, dice lo studioso, “ma qualunque tipo di carbone avrebbe avvelenato i passeggeri del Treno 8017, che attesero per 5 ore i soccorsi”.
Se l’intervento fosse stato più rapido – lascia intendere Barneschi – probabilmente vi sarebbero stati ugualmente dei morti, ma la tragedia avrebbe avuto un bilancio meno grave.
Alla causa principale dei ritardi nei soccorsi – sempre secondo lo studioso – se ne aggiunse un’altra: “Quella di aver continuato a far circolare il treno 8017 considerandolo e gestendolo come un merci, ignorando che a bordo ci fossero centinaia di persone”.
Con il tempo fu distrutta ogni documentazione esistente: ma ciò che non era sparito in Italia è stato rinvenuto proprio da Barneschi in archivi riservati e a Londra, desecretando i microfilm contenenti gli atti dell’indagine svolta dalle autorità angloamericane e altra documentazione segreta dell’epoca. A ciò si aggiunse la rivelazione di un ferroviere in servizio in quella notte, che pure ha parlato di ritardi nei soccorsi. Il puzzle, con ogni casella proposta nel volume presto nelle librerie, è stato così completato, e le tesi proposte da Barneschi sulle cause dell’incidente mettono, a sua parere, “la parola fine, dopo 80 anni, a versioni di comodo, ricostruzioni inadeguate e leggende varie sulla tragedia”.
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