Il petrolio della Guyana, già al centro di una pericolosa disputa territoriale con il Venezuela, diventa pomo della discordia anche tra le Major statunitensi. Chevron contava di essersi conquistata un accesso ai ricchissimi giacimenti dell’ex colonia britannica, grazie all’intesa per rilevare Hess. Ma l’operazione annunciata a ottobre – del valore di ben 53 miliardi di dollari – ora rischia di saltare a causa delle rivendicazioni di ExxonMobil.
Il colosso texano potrebbe esercitare un diritto di prelazione sull’asset più prezioso tra quelli che la compagnia indipendente porterebbe in dote a Chevron: una partecipazione del 30% nel consorzio, guidato dalla stessa Exxon, che sta sfruttando lo Stabroek Block, area al largo della Guyana che si estende per 26.800 km quadrati (quanto il Piemonte e la Valle d’Aosta messi insieme) grazie alla quale il piccolo Paese sudamericano si è trasformato in breve tempo in una nuova frontiera del petrolio, tra le più prolifiche in assoluto.
Non è chiaro se Exxon goda davvero del diritto a rilevare la quota di Hess, anche nel caso in cui quest’ultima sia coinvolta in una fusione, né tanto meno se finirà col presentare un’offerta. La Major ha comunque diffuso una nota in cui afferma che sta esaminando la questione, con l’intento di «preservare il diritto a realizzare il valore che abbiamo creato e a cui siamo titolati nell’asset in Guyana». E Chevron in un comunicato alla Borsa ha avvertito che l’operazione con Hess potrebbe «non avvenire nei tempi anticipati o non avvenire affatto», se si arrivasse a un arbitrato e ne uscisse sconfitta: un esito che comunque specifica di ritenere improbabile.
Chevron sostiene di aver «avviato discussioni costruttive» con Exxon e il terzo socio del consorzio, la cinese Cnooc (che ha una quota del 25%), e che rimane «pienamente impegnata» nell’acquisizione di Hess. «Non c’è alcun possibile scenario – precisa – in cui Exxon o Cnooc possano rilevare gli interessi di Hess in Guyana come risultato della transazione Chevron-Hess».
ExxonMobil – capofila del consorzio che sta sfruttando il blocco di Stabroek, con il 45% e il ruolo di operatore – si considera a buon diritto l’artefice delle fortune della Guyana (alla quale peraltro ha strappato condizioni contrattuali molto favorevoli).
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