“Questo risultato è il frutto delle sinergie messe in campo dal Parlamento, da Agcom, dai detentori dei diritti, dalle compagnie telefoniche e dagli Internet Service provider per debellare un fenomeno che fa perdere all’Italia 1.7 miliardi di euro ogni anno e oltre 10.000 posti di lavoro. Migliaia di utenti non sanno ancora oggi che guardare una partita in modo illegale e clandestino è un reato e comporta una sanzione che può arrivare fino a 5000 euro. Sanzione che può essere comminata, appunto, a tutti gli utenti che usano applicazioni per guardare illegalmente partite di calcio e altri eventi sportivi coperti da diritto d’autore”, spiega il commissario Agcom, Massimiliano Capitanio.
“Combattere la pirateria vuol dire fare una battaglia culturale e di legalità. C’è una legge nuova in Italia approvata all’unanimità dal parlamento nel 2023 e in questo contesto si inserisce anche l’operazione di Google. Ma questo è solo l’inizio”, aggiunge, precisando che con l’entrata in vigore, a livello europeo, del Digital Service Act, lo scorso 17 febbraio, anche “le piattaforme di grandi dimensioni, come lo Store di Google, ma anche altri, che dovessero ripetutamente ospitare applicazioni che veicolano contenuti illeciti o nocivi potrebbero essere sanzionate fino al 6% del fatturato mondiale, quindi parliamo di cifre stratosferiche”.
“Con la rimozione di questa applicazione, che portava con sé anche un carico importante di pubblicità, Google dimostra di collaborare alla lotta alla pirateria che impone ai motori di ricerca il delisting dei contenuti pirata e ‘tutte le misure tecniche utili a ostacolare la visibilità dei contenuti illeciti’ – prosegue Capitanio. Tra i soggetti attivi, ci sono ovviamente, anche gli “utilizzatori” di queste app anche se, spiega il Commissario, “gli utenti, giorno dopo giorno, sono sempre più consapevoli del reato che stanno commettendo e delle conseguenze che rischiano, e anche questa è una rivoluzione culturale”.
L’azione di Google si affianca al lavoro svolto dalla piattaforma Piracy Shield, entrata in vigore da circa 20 giorni, con cui i detentori dei diritti segnalano all’Autorità con una procedura ben definita la presenza di video illegali cui segue l’ordine per lo spegnimento di questi indirizzi. Si tratta dello scudo antipirateria, voluto dal Governo e allestito da Agcom per effettuare blocchi rapidi machine to machine entro 30 minuti.
In pratica, il titolare dei diritti (per esempio, sportivi) di un evento segnala la violazione a Piracy Shield che avvisa l’Internet Service Provider di bloccare la trasmissione pirata entro 30 minuti.
“La battaglia è campale e immensa. Ma in soli 24 giorni sono stati già disabilitati oltre duemila indirizzi inibendo la visione illegale di eventi sportivi a centinaia di migliaia di utenti”, conclude Capitanio.
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