In aula con Orlov, il Nobel per la pace ammanettato e incarcerato che sfida il tribunale citando Kafka

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MOSCA – Lo hanno portato via in manette, scortato da decine di agenti antisommossa dal volto coperto e coi cani al guinzaglio. Oleg Orlov, storico volto della dissidenza russa, cofondatore e presidente di Memorial, l’ong Nobel per la Pace messa al bando dalle autorità. Un uomo di settant’anni, occhiali, capelli e baffetti bianchi, trattato come il più pericoloso dei criminali per aver scritto un testo contro l’offensiva russa in Ucraina.

Quando la giudice Elena Astakhova ha pronunciato la sentenza, “due anni e mezzo di carcere”, Orlov ha strizzato l’occhio a Tatiana Kasatkina, sua moglie e compagna di lotta, e l’ha rimbrottata bonariamente chiedendole di non piangere: «Tania, me lo avevi promesso».

Gli agenti del tribunale Golovinskij di Mosca non hanno perso tempo: gli hanno messo le manette ai polsi e lo hanno rinchiuso nell’“aquario”, la gabbia di vetro degli imputati. Un puro sfregio dimostrativo. Pochi minuti dopo, lo hanno portato via tra due ali di sostenitori esplosi commossi in un applauso e in un urlo: My vas Ljubim, «Le vogliamo bene».

Instancabile e indomito attivista, Orlov aveva scelto di restare in Russia e continuare a protestare anche dopo il 24 febbraio di due anni fa, pur sapendo che prima o poi il mancato esilio gli sarebbe costato il carcere.

Il processo per discredito delle forze armate

«Certo che ho paura. Ma che ci posso fare?», ci aveva confessato un anno fa dopo che lo avevano accusato di “discredito delle forze armate” per aver tradotto in russo sul suo profilo Facebook il testo Volevano il fascismo, lo hanno avuto che aveva scritto per la testata francese Mediapart.

Quel primo processo si era concluso lo scorso ottobre con una multa da 150mila rubli, 1.500 euro. Una pena troppo mite nella Russia di Vladimir Putin e dell’Operazione militare speciale. Processo da rifare, ha deciso il pubblico ministero, perché mancava l’aggravante: odio politico e ideologico.

Sono bastate tre udienze per arrivare alla condanna e la prima si è tenuta il 16 febbraio, giorno della morte in carcere dell’oppositore Aleksej Navalny.

Se un anno fa Orlov aveva usato l’aula di tribunale come un’arena politica, affiancato nella difesa da un altro Nobel per la pace russo, il direttore di Novaja Gazeta Dmitrij Muratov, stavolta ha rinunciato a partecipare al dibattimento-farsa. Non è intervenuto, non ha interrogato i testimoni dell’accusa, né ne ha convocati a sua difesa.

A inizio mese gli era stata affibbiata la famigerata etichetta di “agente straniero” e non voleva trascinare qualcun altro sotto il rullo compressore della repressione con sé.

L’eroe del “Processo” di Franz Kafka

In aula si è messo a rileggere Il processo e nella sua “ultima parola”, l’intervento riservato agli imputati a fine processo, ha citato «l’eroe» di Franz Kafka che non sa di che cosa sia accusato, ma ciononostante viene condannato e giustiziato.

«In Russia l’accusa ci viene formalmente annunciata, ma è impossibile comprenderla nel quadro della legge e della logica. Tuttavia capiamo perché siamo detenuti, processati, arrestati, condannati, uccisi. Siamo puniti per aver permesso a noi stessi di criticare le autorità. Nella Russia di oggi è assolutamente proibito».

«Sono un gatto a cui tagliano la coda, un pezzo alla volta. È estenuante. Ma non mi pento di essere rimasto», aveva detto dopo l’inaspettato rinvio della sentenza. «Pentirsi equivarrebbe a negare tutta la mia vita».

La canzone dei Ddt: “Patria, torna a casa”

Ieri, quand’è arrivato, ha ringraziato come sempre i presenti del sostegno, ha stretto mani, ricambiato abbracci e, dopo aver fumato l’ultimo paio di sigarette da uomo libero, è entrato dentro portando con sé un borsone. Qualche vestito e pochi libri. Orwell, Faulkner…

Teso, ma pronto alla battuta. «Perché stiamo qui senza far nulla?», ha chiesto prima che arrivasse la giudice facendo partire la canzone dei Ddt Rodina, vernis domoj, “Patria, torna a casa”, e cantando sui versi «Non impazzire. Questa non è la tua guerra».

Memorial e il precedente di Sakharov

Per Orlov il pacifismo è stato una vocazione sin da quando, da giovane biologo, aveva assemblato da sé un poligrafo per stampare volantini contro l’invasione russa dell’Afghanistan. Alla fine degli Anni ’80 aveva cofondato Memorial insieme ad Andrej Sakharov per documentare e preservare la memoria delle vittime del Terrore staliniano.

Anche Sakharov fu insignito del Nobel per la pace. Arrestato, venne confinato a Gorkij. Neppure il regime sovietico aveva osato ingabbiare un Nobel per la pace. La Russia di Putin sì. Un’altra linea rossa superata dal Cremlino.

Rachinskij: “Vogliono farci credere alla Terra piatta”

Ieri lo ha detto anche Jan Rachinskij, che nel 2022 ritirò il Nobel a nome di Memorial: «È un ritorno ai tempi sovietici, quando tutte le opinioni non gradite dalle autorità venivano bollate come false. Lo sappiamo bene perché lo studiamo da anni. Conosciamo tutti la storia di Copernico e Galilei accusati di screditare la teoria della terra piatta. Ecco, stanno provando a farci tornare alla teoria terrapiattista».

La dissidenza nelle aule dei tribunali

In aula, oltre a una ventina di ambasciatori e diplomatici occidentali, compreso l’incarico d’affari italiano Pietro Sferra Carini, c’erano anche l’attivista Svetlana Gannushkina, il collaboratore di Navalny Nikolaj Ljaskin, l’ex deputata municipale Yulia Galjamina e Aleksandr Verkhovskij, capo della defunta ong Sova.

Le solite facce, presenti tutte le volte, troppe, che un dissidente finisce dietro le sbarre. Sempre meno, sempre più sconsolate. Chiuse le ong, vietati i cortei, i tribunali sono diventati l’ultimo luogo di ritrovo per la dissidenza. Un posto per contarsi e dirsi addio.

L’anniversario della morte di Nemtsov

Ieri, in un’altra tetra coincidenza, il processo che si è aperto con la morte di Navalny si è concluso nei nove anni dall’uccisione dell’oppositore Boris Nemtsov, freddato a revolverate sul ponte Bolshoj Moskvoretskij all’ombra del Cremlino.

Per anni l’anniversario era stato l’unico pretesto per tenere cortei autorizzati. Non più. L’unico omaggio consentito: deporre un fiore sul luogo dell’omicidio.

Nove anni fa, ricordavano in tanti ieri, Nemtsov fu salutato nell’ormai smantellato Centro Sakharov.

Introvabile una sala per Navalny

Oggi il team di Navalny cerca invano una sala a Mosca per l’ultimo saluto: «Alle agenzie funebri è stato detto di non lavorare con noi», ha scritto Kira Jarmish. E l’avvocato che ha aiutato la madre a recuperare il corpo, Vasilij Dubkov, è stato detenuto e poi rilasciato.

Lunedì Orlov aveva detto: «Quello che è successo a Navalny è una tragedia, un crimine terrificante. Ma la morte, l’omicidio, pende, come una spada di Damocle, su tutti i detenuti politici». Ora quella spada pende anche su di lui. E la Russia sembra sempre più lontana dal Paese per cui hanno combattuto Nemtsov e Navalny.

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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